Memoria indifferente: uno spettacolo dà voce alle donne partigiane della Resistenza

Una blogger che parla di libri. Normale, direte voi. E invece no. Mariangela Traficante parla sì di libri, ma con una passione e una competenza che va ben altro il semplice amore per la carta stampata. Ci mette una passione che coinvolge dalla prima all’ultima riga.

che libro mi porto

L'Officina generale dei tram Atm a Milano L’Officina generale dei tram Atm a Milano

Ricomincio da Milano.

Sì, lo so che parlava di Milano anche l’ultimo articolo pubblicato venerdì. Ma ho deciso di ripartire da Milano perché questo è stato il teatro di un’esperienza che vi voglio raccontare, a partire da un luogo molto particolare. Non ha a che fare direttamente con i libri, ma con la narrazione sì, e anche con il viaggio, un viaggio che sa di Appennino e di cascine, ma anche e soprattutto di un passato che abbiamo il dovere di ricordare.
Succede che un sabato sera la mia amica Roberta mi invita ad uno spettacolo, speciale fin dalla sua location. E’ l’Officina generale e deposito Atm, sigla che a Milano indica la società dei trasporti pubblici, e infatti questo luogo è un gioiello della Milano (post) industriale a due passi da casa nostra. Una cittadella affascinante di binari e…

View original post 374 altre parole

Annunci

Amniocentesi: si o no? I dubbi e le paure

Entro la 21esimamafalda-dubbio settimana…sono state le parole che più si sono fatte spazio a suon di sgomitate nel mio cervello. Non la gioia della maternità, solo quello: una frase che suonava un pò come una sentenza, ma anche come una condanna. Nonostante il rischio di aborto fosse di appena l’1%, tuttavia la mia incurabile negatività mi faceva ritenere di essere proprio una delle poche, elette, sfigate cui sarebbe successo il peggio.

Durante la gravidanza già si è sottoposte a sconvolgimenti ormonali mica da ridere. Beh, quelle settimane che sono seguite al suggerimento di effettuare l’analisi delle eventuali anomalie genetiche hanno, se possibile, sconvolto ancora di più i miei ormoni, portandomi dalla gioia più sfrenata alla disperazione più nera. Ridevo e piangevo quasi contemporaneamente così, senza motivo.

Dopo averci messo così tanto a raggiungere il mio obiettivo potevo, in coscienza, mettere a repentaglio la vita che nasceva dentro di me? La risposta sta in ognuna di noi. Ricordate una cosa: siamo noi donne, e solo noi, a dover prendere questa decisione. Certo, si può discutere con il partner, ma resta il fatto che, per quanto sia partecipe della gravidanza, lui NON prova le sensazioni che proviamo noi. I turbamenti, i terremoti interiori, le gioie improvvise e le percezioni extrasensoriali. Siamo noi le protagoniste di tutto ciò. Aumento di peso esponenziale compreso!

Mi sono detta: se anche il risultato dell’amniocentesi dovesse indicare una qualche patologia, che farei? Avrei il coraggio di abortire? Dubbi amletici e giudizi di valore/religiosi a parte, mi sono detta che NO, mai avrei potuto rinunciare alla vita che stava crescendo dentro di me. Nonostante tutto, ho deciso di effettuare la procedura, pur sapendo che non avrei comunque fatto ricorso all’aborto.

Ci sono, tuttavia, alcuni esami meno invasivi e che vi consiglio: il bitest per la traslucenza nucale e il tritest (che non mi hanno nemmeno suggerito di fare e di cui sono venuta a conoscenza dopo). Entrambi permettono di evidenziare eventuali anomalie cromosomiche, anche se il parere dei medici sulla loro efficacia rispetto all’amniocentesi (o alla villocentesi) è discordante.

Future mamme, considerate bene se sottoporvi a questi esami. La vita di vostro figlio vale un rischio? La decisione, come dicevo, è sempre e solo vostra.

La seconda ecografia, che emozione!

Sapere di essere incinta è una cosa, ma incontrare il proprio bambino di “persona”, poterlo vedere e sentire è un’emozione indescrivibile che certamente molte di voi potranno ben comprendere.

Il gel freddo e impersonale spalmato sull’accenno di pancia, il monitor che improvvisamente prende vita e quel TUTUM, TUTUM, TUTUM da cavallo imbizzarrito che anima l’ambiente…che dire, ho iniziato a piangere di gioia. Singhiozzi forti e continui, tanto che la ginecologa mi dice: signora, stia un pò zitta, altrimenti non riusciamo a sentire niente!

Zitta io? Ah! Nessuno è mai riuscito a zittirmi, tranne il mio piccolo, dolce angioletto.

E la misurazione del piccolo? Che dire dell’emozione provata quando la dottoressa ha misurato il bimbo/a dicendomi: è lungo 1,41 cm. Ed io ho subito pensato: ma come fa questo esserino piccolo piccolo a provocarmi nausee così potenti che nemmeno dopo aver mangiato 4 fette di sacher una dietro l’altra?

Con me c’era anche Andrea. Se la mia emozione era pari a 10, la sua la superava di gran lunga: occhi lucidi, atteggiamento da duro col cuore tenero. Ha subito preso il cellulare per registrare tutto, con piglio da grande cameraman.

E’ proprio vero, la gravidanza rende belle le donne e stupidi i padri. In senso positivo, ovvio.

A fine visita la ginecologa mi guarda e mi dice: signora, lei quando partorirà avrà 35 anni. Sarebbe il caso per lei di pensare seriamente a fare l’amniocentesi. Sa, il bimbo/a potrebbe avere dei problemi. Ci pensi e mi faccia sapere entro la prossima visita, così prenotiamo. Gliela farò io in ospedale. Ci sono dei rischi, certo, ma io le consiglio di farla.

Usciti dalla sala tracciato Andrea mi guardava come se fossi la Madonna…si, proprio come un suddito guarda la sua regina.

Ragazze, godetevi ogni singolo istante e atteggiamento di sudditanza dei vostri compagni perché, ve lo posso assicurare, sono momenti bellissimi in cui potete chiedere e ottenere tutto. Ma soprattutto, sono momenti che non tornano più.

Banale, forse, ma vero.

Intanto io, invece, pensavo con tristezza e timore crescente a quell’esame invasivo che mi aveva consigliato di fare.

Ma come: dopo aver speso tanto tempo e aver sperato di rimanere incinta, dovrei mettere a repentaglio la vita che porto dentro di me? A che prezzo? Non vi nascondo che questo pensiero mi ha accompagnata giorno e notte, fino al momento di decidere cosa fare.

Ma questo, lo racconterò in un prossimo post.

Sconvolgimenti percettivi, gustativi e di routine.

Le prime settimane per me sono state le migliori: dormivo ovunque e di un sonno profondo. Sul treno, in bagno, sulla metro, non potevo appoggiarmi o sedermi che cadevo in un sonno profondo senza sogni. Ebbene si, se l’avessi saputo (come sarebbe stato dopo), mi sarei goduta maggiormente quelle settimane.

Eh si, perché tempo un mese, la sonnolenza continua é passata e in compenso sono iniziate le nausee. Devastanti, continue.

Immagino che molte di voi abbiano bene in mente la tremenda sensazione di non poter nemmeno sentire certi odori/aromi, figuriamoci fare altro.

Ho sempre bevuto caffè. Beh, dopo il primo mese ho iniziato a odiarlo: non solo il sapore, ma anche l’odore del caffè mi faceva stare male!

Non parliamo poi della percezione diametralmente opposta dei sapori: piatti che prima erano paradisiaci, ora mi facevano venire i conati solo alla vista. Unica nota simil-positiva di tutto ciò è che, nei primi quattro mesi passati a mangiare (poco) e a rivedere (molto) quello che avevo appena finito di mangiare, anziché ingrassare ho perso ben tre chili. Con somma gioia della mia ginecologa.

Il problema è stato gestire la situazione in ufficio, dove ancora non avevo comunicato la lieta novella. E allora, dietro consiglio della ginecologa, è stato tutto un prendere una bustina via l’altra di Biochetasi…con risultati scarsi, per non dire scarsissimi.

Fatevene una ragione: se siete predisposte a soffrire di nausee gravidiche non c’è nulla da fare. Si deve solo aver pazienza; prima o poi, passano…

Altra esperienza che penso mai più mi capiterà è quella di percepire sempre tutto al contrario: a me pareva di viaggiare su una soffice nuvola rosa, con gli estranei intorno a me che mi sorridevano bonari, ben disposti nei miei confronti. Il che è vero fintanto che non sali su un qualsiasi mezzo di trasporto nell’ora di punta. A quel punto, i “bonari” diventano belve che ti guardano come se volessi rubare loro il portafoglio, anziché reclamare semplicemente un posto a sedere. Per fortuna comunque non è qualcosa che succede sempre…

E che dire di quando vai al supermercato? Penso sia capitato anche a voi di fare la coda nella fila riservata alle donne incinte. Se davanti a me c’era un’altra futura mamma, allora ok alla coda. Ma spesso mi è capitato di dover aspettare in fila dietro a uomini (interessante vero?) o a ragazzi. Che mi guardavano, notavano la pancia e facevano bellamente finta di nulla. A quel punto fissavo la cassiera con insistenza per avere quella precedenza che era mia pieno diritto. Non vi dico gli sguardi feroci e disgustati degli ometti costretti a lasciarmi il posto. Ma io dico, cin altre 20 casse, proprio qui ti devi mettere?!

E come questi, potrei farne altri mille di esempi.

Una delle cose che più mi ha sconvolto la vita di tutti i giorni, poi, è stata la cura con cui ho dovuto fare attenzione agli alimenti. Essendo negativa alla toxoplasmosi dovevo prestare attenzione a tanti alimenti che ho sempre dato per scontato: dal prosciutto crudo all’insalata.

Capirete senz’altro la seccatura di dover sempre chiedere piatti a parte anche quando ordinavo una semplice pizza. Ormai ovunque guarniscono primi e secondi con foglie di prezzemolo o di rucola.

Detto così, sembra che abbia vissuto un calvario. No, se avessi saputo che il calvario sarebbe arrivato dopo, mi sarei goduta molto di più quei primi mesi. Pesanti, certo, ma nulla in confronto a ciò che avrei dovuto passare dopo.

Com’è cominciato tutto…

Non vorrei tediareio a turks con questioni personali, ma un incipit è necessario e doveroso. Dopo aver cercato per mesi (anzi, anni) di avere un bambino, quando ormai pensavo che mai avrei provato la gioia della maternità (anche se mi dicevano di non fissarmi, di non pensare sempre e solo a quello), ecco che qualcosa è cambiato.

Sono rimasta incinta poco prima di partire per un lungo viaggio di lavoro. Non sapendolo, ho viaggiato in compagnia delle mie piccole tra Bruxelles, New York e Turks and Caicos (Caraibi). Tornata a casa, faccio il test dopo una settimana di ritardo e, evviva evviva, il test è positivo!

Corro dalla ginecologa che mi conferma la lieta novella…

Fin qui, tutto nella norma.

Comincio ad arrovellarmi su come possa aver influenzato la gravidanza il mio viaggio (ancora non sapevo che non ero sola!). Tra aerei, auto, taxi, grandi mangiate, grandi bevute e nessuna attenzione alla mia salute, figurarsi a quella del bimbo/a.

Per fortuna la ginecologa mi assicura che è tutto a posto: anche il bimbo/a era in viaggio, per cui non c’è bisogno di agitarsi inutilmente. Comincia così la mia avventura da donna incinta, tra grandi dormite (all’inizio), incessanti e devastanti nausee (per molti, troppi mesi) e camminate sulle nuvole.

Nella foto, il mio primo cocktail a Turks and Caicos…al quale ne sono seguiti altri

Buongiorno a tutti!

Vi starete chiedendo chi sono, cosa faccio e, soprattutto, perché ho iniziato a scrivere questo blog. Beh, la decisione è stata ponderata. Lasciate che mi presenti: ho 36 anni, un lavoro e, da 10 mesi, 2 fantastiche gemelline. Fin qui, tutto bene. Come me ce ne sono a milioni di persone. Se non fosse che, tra un appuntamento di lavoro e la pappa serale, ho pensato che mi sarebbe stato utile scrivere dei miei ricordi e delle mie esperienze, un pò per navigare nel mare dei ricordi e un pò per elaborare ciò che mi ha “sconvolto” la vita. In meglio, s’intende. Spero che questo esercizio di memoria mi aiuti a rilassarmi, ma soprattutto che possa servire anche a qualche futura mamma di gemelli.