Una tradizione di famiglia

Sin da quando sono piccola, ho ricordi di mio papà che la domenica mattina andava a donare il sangue. L’associazione di cui faceva parte era la FIDAS. E lo diceva con orgoglio, sottolineando che era proprio quella l’Associazione che aveva scelto, non l’AVIS. Che definiva la “concorrenza”. Non so come fosse possibile, ma a Bra questa rivalità tra le due associazioni era molto sentita. Nel corso degli anni, tutte le donazioni che aveva fatto gli avevano valso svariate medaglie d’argento e d’oro, in qualità di sostenitore fedele alla causa. E lui ne parlava con orgoglio, spiegandomi che in quel modo si poteva fare del bene alla gente, con pochissimo sforzo. Quasi nullo. E mi mostrava la tessera, spiegazzata e consumata per l’uso frequente, che teneva sempre nel portafogli.

Il Baobab si trova ora presso Piazzale Cadorna a Milano, fino al 10 luglio compreso

Il Baobab si trova ora presso Piazzale Cadorna a Milano, fino al 10 luglio compreso

Quando sono cresciuta, alcune vicissitudini mi hanno fatto comprendere l’importanza della donazione di sangue. Un atto di puro altruismo, semplice e indolore, che può regalare speranza e benessere a tanti. Si può davvero fare molto, con poco. Così, complice la stazione di Milano Cadorna, qualche anno fa ho scoperto l’unità mobile itinerante del San Raffaele di Milano, il BAOBAB. Un simpatico TIR colorato di bianco e rosso, con impresso sopra un albero. Mi piace pensare che possa essere l’albero della vita. Lo staff è di una simpatia disarmante. Le dottoresse sono gentili e aperte a qualsiasi spiegazione si chieda. E così, circa 8 anni fa, decisi di dare anche io il mio piccolo contributo alla “causa”. Oggi, come allora, l’emozione che ho provato salendo i gradini del BAOBAB è difficile da spiegare. Quando sai che puoi aiutare qualcuno, che sia un conoscente, un amico, un famigliare o semplicemente un perfetto sconosciuto, penso che sia normale e umano che il cuore si riempia di gioia. E di orgoglio anche.

Purtroppo, durante la gravidanza e dopo il parto, non mi è stato permesso fare donazioni. Motivi medici. Non è che ci abbia capito molto. Inoltre, stando a quanto mi hanno spiegato sul BAOBAB, le donne possono donare il sangue solo due volte l’anno, ogni sei mesi. Non chiedetemi perché. Non lo ricordo. Non importa.

Anche quelle due volte l’anno, in cui rinuncio a 4 etti del mio sangue, sono comunque momenti in cui so di aver aiutato qualcuno. E mentre donavo il sangue, questa mattina, pensavo a mio papà. A cosa avrebbe detto se avesse saputo (anche se so per certo che lui lo sa!) che anche io continuo la tradizione di famiglia. Che anche io sono orgogliosa. Fiera di poter dire che, ogni tanto, passo a trovare gli amici del San Raffaele di Milano.

Ecco, mi piacerebbe che anche le piccole, quando sarà il momento, pensino seriamente alla possibilità di regalare parte di loro stesse per qualcuno meno fortunato. Miele e zucchero a parte, non è mia intenzione sembrare una Santa Maria Goretti che si erge a paladina dei più deboli e sfortunati. Per carità. Lungi da me.

Ma, se nel mio piccolo di male ne ho fatto e continuo a farlo (spesso involontariamente), perché non provare a “espiare” un pò le colpe, facendo qualcosa che davvero può cambiare la vita di altri?

Annunci

Il rientro in ufficio e le regole per renderlo meno traumatico

Prima o poi, è chiaro, si deve rientrare in ufficio. Dopo aver trascorso nove mesi, 24 ore su 24, a stretto contatto con le piccole, l’idea di tornare al lavoro mi affascinava e mi rendeva triste allo stesso tempo. Non è semplice lasciare i propri figli a casa. Anche se si brama un momento di solitudine per sé stessi, tuttavia, tornare al lavoro significa, almeno per me, perdere l’attimo. Quel momento in cui le piccole, così d’improvviso, cominciano a fare qualcosa di nuovo e inaspettato, che prima non sognavano nemmeno. Dai primi sorrisi (che per fortuna non mi sono persa) alle prime parole. Ho lasciato le bambine in realtà per mezza giornata (all’inizio). La settimana prima del rientro ufficiale, l’ho trascorsa piangendo (a tratti), pensando a come mi sarebbero mancate. A come sarei mancata io a loro! E dentro di me esplodevano mille domande: soffriranno tanto? Che percezione avranno del tempo che passa? Sentiranno la mancanza della mamma?

copyright Alessandra Minello

copyright Alessandra Minello

Poi, come è ovvio e naturale che sia, mi sono dovuta tranquillizzare. Il rientro è stato abbastanza tranquillo, considerando che facevo solo mezza giornata. Il primo giorno di lavoro è stato una festa. Rivedere le colleghe, entrare nell’ufficio nuovo, ritornare a vivere la mia routine quotidiana. Tutte cose che, nonostante le piccole, mi erano mancate. Sembrerà assurdo e fuori luogo, ma tornare in ufficio mi ha ricaricata (stancata anche, ma rigenerata di sicuro) e mi ha permesso di vedere la maternità sotto una prospettiva diversa. Sono nata donna, certo, futura madre, ma la mia vita va al di là delle sole figlie. Sono anche, e lo sono stata prima di loro, una lavoratrice. Amo il mio lavoro e le soddisfazioni che ne ricavo. E mai e poi mai potrei rimanere a casa senza fare altro.

Tuttavia, le piccole mi mancavano (e non poco) e mi mancano ancora.

Cosa fare, allora, per superare il “trauma da distacco”?

  1. Al mattino, ritagliarsi un pò di tempo per coccolare le bambine mi ha aiutato ad affrontare la giornata sotto un’altra prospettiva. Anche solo 5 minuti spesi bene permettono di fare scorta di coccole e sorrisi che accompagnano per tutta la giornata
  2. Salutarle col sorriso e non fermarsi a guardare indietro. Per loro, e per me, significa molto. E’ un arrivederci a presto, non un addio. E lacrime di sangue e dolore, davanti alle bambine, non servono a nulla, se non ad esacerbare una situazione che crea già di per sé del disagio
  3. Ricevere foto di aggiornamento. Da brava mamma italiana (neppure troppo, però) il fatto di vederle ogni tanto, anche se solo in foto, mi ha dato l’energia necessaria per arrivare al momento di uscire dall’ufficio e correre a prendere il treno
  4. Lasciare le bambine a qualcuno di cui mi fido ciecamente. La nostra magica tata Antonella e il supporto continuo e costante di mia mamma hanno fatto sì che sapessi che, nonostante le stessi lasciando a casa, erano comunque in ottime mani
  5. Aspettarle lungo la strada che porta a casa dopo la loro passeggiata con Antonella. Andare loro incontro mi permette di vivere almeno parte del loro pomeriggio a spasso
  6. Pianificare il tempo a disposizione una volta rientrata a casa. Finché ho fatto mezza giornata, mi era maggiormente possibile pensare ed organizzare le attività da svolgere insieme a loro nel pomeriggio. L’idea di una passeggiata lungo il fiume, o una capatina al parco per farle salire sulle altalene, o un gelato in centro. Piccoli momenti banali, ma di condivisione. Che permettevano a me e a loro di vivere ancora un pò di quotidianità insieme
  7. Trovare almeno una mezz’ora al giorno per giocare con le piccole. Solo io e loro. Anche se spesso torno a casa stanca morta, e vorrei solo ed unicamente sdraiarmi da qualche parte e dormire, dormire, dormire, tuttavia mi rendo conto che quei momenti di gioco sono come una boccata d’aria fresca, per me e per loro
  8. Fare loro il bagnetto prima di cena. E’ un momento di coccole e gioco che mi ricarica e permette loro di sapere che, anche se esco al mattino e rientro alla sera, la mamma si prende comunque cura di loro

Regole semplici, certo, che mi hanno permesso e mi permettono, giorno dopo giorno, di affrontare la mia vita di mamma lavoratrice sapendo che, al mio rientro, ho ancora tanto da fare con loro. Che nonostante mi sia persa magari qualche momento importante, tuttavia ho modo di rifarmi. E di esserci.

Le vacanze non finiscono mai con gli Special Days TAP Portugal

Perché non approfittarne subito? Il Portogallo e Porto sono ancora più vicine!

TT&A Digitalmedia

Fai decollare la tua vacanza con gli Special Days TAP Portugal. Solo dal 4 al 6 luglio 2015, sconto del 15% sui voli TAP Portugal per il Portogallo, Madeira e Azzorre incluse, le Americhe e tante altre fantastiche mete!

Acquista un biglietto su flytap.it dal 4 al 6 luglio e scrivi HOLIDAYAGAIN nella casella “codice promozione” prima di finalizzare l’acquisto. Dal 15 settembre al 10 dicembre 2015, dall’11 gennaio al 9 marzo e dal 28 marzo al 31 maggio 2016 potrai viaggiare con TAP Portugal partendo comodamente dagli aeroporti di Roma, Milano, Bologna e Venezia verso una delle meravigliose destinazioni del network TAP, col 15% di sconto!

728X90_br

Approfitta degli Special Days per volare in Portogallo, a Madeira e alle Azzorre, oppure per spingerti oltre, alla scoperta del Brasile e delle altre destinazioni TAP Portugal al di là dell’Atlantico. Puoi scegliere fra ben 12 località brasiliane, più Bogotà, Panama City…

View original post 346 altre parole

La Rabelo Boat Regatta

La festa di San Giovanni non è tale se non si celebra anche la Rabelo Boat Regatta. Tipiche imbarcazioni della tradizione portoghese si sfidano all’ultimo colpo di vento, dalla foce del fiume Douro fino al ponte Luís I. Le Rabelo boat erano anticamente usate dalle case vinicole per trasportare le botti di porto dalla valle del Douro fino alla città di Porto. 

Il percorso era lungo e pericoloso: a causa delle correnti e di altri intoppi, molti marinai persero la vita nelle acque del fiume, fintanto che la ferrovia divenne una valida e più sicura alternativa. 

Oggi queste imbarcazioni rimangono dormienti per tutto l’anno, tranne in occasione di San Giovanni, quando le case vinicole le riportano agli antichi splendori facendole gareggiare. 

Centinaia di persone assiepano le rive del fiume per assistere alla regata.  

Noi l’abbiamo ammirata da una posizione privilegiata: direttamente dal fiume, su di una barca. Ogni anno i partecipanti attendono che le campane della chiesa in prossimità della foce scocchino l’ora X per lanciarsi verso il ponte (vento permettendo). 

Al termine della regata abbiamo fatto un passaggio oltre il ponte, fino a raggiungere la Pousada do Porto Palácio do Freixo. Stupendo hotel cinque stelle ricavato all’interno di un antico edificio del XVIII secolo, ristrutturato e riportato agli antichi splendori. 

La vista di Porto dal fiume è incredibile. Magica direi. 

Per una sosta gastronomica, vi consiglio di recarvi al Porto Cruz. Spazio polivalente dedicato al vino Porto, qui potrete degustare il Porto o fermarvi per il pranzo e assaporare i piatti semplici ma raffinati del DeCastro Gaia Restaurant. 

 

la vista su Porto dalla terrazza del Porto Cruz

  

relax a bordo

 

rabelo boat regatta

 

Porto vista dal fiume

In preparazione della Grande Notte: Braga e Porto

La festa di San Giovanni è particolarmente sentita nel nord del Portogallo. Le due città maggiormente coinvolte sono Braga e Porto. 

Braga è una cittadina di piccole dimensioni, a breve distanza da Porto: la sua è una storia affascinante. È indubbiamente il maggior centro religioso della Nazione, tra chiese di stile barocco portoghese e imponenti edifici del 17esimo secolo, giardini e viuzze che salgono e scendono. Conosciuta, in epoca romana, come la Bracara Augusta, questa cittadina vanta il privilegio di ospitare la prima cattedrale di tutto il Portogallo che risale all’undicesimo secolo e una delle università più antiche e prestigiose del Paese. Qui la festa di São João è solenne, comincia con una lunga processione di persone vestite in tipici costumi della zona, per proseguire con musica e bande. L’atmosfera è festosa e grandiosa al tempo stesso. La piazza di fronte al municipio si riempie di colori e suoni, sorrisi e canti illuminano la mattina. 

 

 La nostra visita prosegue alla volta della Cattedrale di Braga, splendido mix di gotico e barocco portoghese. Entrando noto le statue dei santi quasi pronte per la processione, addobbate con una profusione di fiori profumatissimi. Cerco la statua di San Giovanni…eccola là, di fronte all’altare. Anche questa è decorata con fiori di tutti i tipi, ma è ancora esposta in modo da dare ai fedeli la possibilità di rivolgere una preghiera e lasciare un’offerta.   

Una delle curiosità che ci vengono raccontate è che per San Giovanni i portoghesi sono soliti acquistare piantine di basilico, quale segno di buona fortuna.  

A me l’hanno regalata.  

Per pranzo rientriamo a Porto. Ci aspettano al DOP Restaurante gestito dal famoso Chef Rui Paula. Inutile dire che i piatti sono curati nella presentazione e davvero  sublimi nel gusto. 

 
      Il pomeriggio è dedicato alla scoperta di Porto, il cui centro storico è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’umanità dall’Unesco. Dalla Torre Dos Clérigos alla fantastica libreria Lello (anch’essa patrimonio dell’umanità) l’aria che respiro profuma di storia e tradizione. Ma anche di sardine, peperoni, patate…la gente sta infatti preparando le bancarelle per la notte di San Giovanni!  

la libreria Lello

 Dalla mezzanotte in poi, Porto si trasforma: i fuochi d’artificio danno inizio ufficialmente alla festa. Noi li abbiamo visti dalla terrazza del ristorante Taylor’s (l’azienda Taylor’s è una delle migliori produttrici di Porto), dove abbiamo cenato assaggiando, tra le altre portate, anche il famoso caldo verde (una zuppa di cavolo), sardine e agnello.   

Alla fine della cena, tutti verso il centro della città, per vivere di persona i festeggiamenti. Migliaia di ragazzi, famiglie con bambini piccoli, turisti, anziani, confluiscono verso il ponte che attraversa il fiume Douro. Non avevo mai visto così tanta gente tutta assieme. Come da tradizione si picchietta la testa di chi si incontra con martelli di plastica. In segno di buon augurio. 

Ovunque, lungo le strade di Porto, si trovano bancarelle di cibo, birra, DJ set, musica dappertutto. 

Rientriamo in hotel alle tre. Ma i festeggiamenti vanno avanti tutta la notte. La più lunga dell’anno qui a Porto. E anche la babele più bella che abbia mai visto. 

Questo non è un evento, è L’EVENTO!

Bom São João!

Amarante, Pinhão e la Valle del Douro

Prima giornata di tour e sono già stravolta. Partenza alle ore 9 dall’hotel alla volta di Amarante, splendida cittadina dal sapore storico fuori dal tempo. Non è molto lontana da Porto, ma i tempi di percorrenza si dilatano notevolmente quando percorri quasi i due terzi della strada su un percorso a due corsie e non in autostrada. 

Ma una volta giunta ad Amarante qualsiasi piccola noia provata durante il viaggio passa in un attimo: sembra di tornare indietro nei secoli. 

L’imponente Chiesa di San Gonçalo, l’omonimo ponte in pietra, le case che si snodano lungo il fiume Tâmega e poi lui, arroccato in posizione dominante: il Relais & Chateaux con ristorante stellato Michelin. Un’oasi di pace, relax e dolce far niente. Dopo la visita della chiesa è lì che ci dirigiamo per una visita e per un assaggio di vini portoghesi. La Casa da Calçada è perfetta per un soggiorno lontano dalla pazzia frenetica quotidiana. 

Amarante

  

chiesa di San Gonçalo

 

chiesa e ponte di San Gonçalo

 

Casa da Calçada Relais & Chateaux

Dopo la visita dell’hotel e un assaggio di dolcetti tipici, partiamo alla volta di Pinhão, nel cuore della valle del Douro. Lì ci aspettano per il pranzo. La strada è tortuosa e mi provoca non pochi problemi, ma il panorama è impareggiabile! Vigneti, filari, verde ovunque. Un inno al nettare degli Dei nel nome della storia: la zona è infatti Patrimonio Mondiale dell’Unesco. 

 

Douro Valley

Finalmente, curva dopo curva arriviamo al Vintage House Hotel a Pinhão dove ci accolgono per il pranzo: due ore di buon cibo, vini superbi e ottima compagnia. 

Ultimo appuntamento della giornata, prima del rientro a Porto, è la visita con degustazione di Porto alla Quinta do Panascal. Inutile dire che, a sessione terminata, sono stravolta! 

    

vigneti

Sono ormai le 17.30 (da programma avremmo già dovuto essere in hotel…). È tempo di rientrare a Porto. Ci attende la cena al 17 Restaurant dell’Hotel D. Henrique Downtown: 150 metri sul livello del mare, vista a 360 gradi di Porto e cucina squisita. 

E domani? Pronta per un’altra, incredibile avventura: che la festa di San Giovanni abbia inizio!

Benvenuta a Porto!

Dopo varie peripezie (aereo in ritardo, gate di connessione imprecisato), arrivo finalmente a Porto. Fa caldo. E l’umidità è spaventosa. Ma non potrei essere più felice. Anche se il mare (sua maestà l’oceano!) l’ho visto solo dall’alto, ne respiro però il profumo e lo vivo attraverso il suono incessante dei gabbiani. 

Parto dall’aeroporto alla volta dell’hotel che mi ospiterà per i prossimi quattro giorni: l’Hotel da Música (www.hoteldamusica.com) nell’area Boa Vista. 

L’autista mi da qualche dritta su Porto, sulla zona in cui si trova l’hotel (è nei pressi dei Giardini Boa Vista e della Casa Da Música) e sul programma che ci aspetta nei prossimi giorni. 

Arrivati davanti al Mercado do Bom Sucesso scorgo l’ingresso: sobrio, elegante, defilato. 

Faccio il check-in e finalmente entro in camera! Bella bella bella. Fresca e silenziosa, come piace a me. 

Corro a fare una doccia ristoratrice prima della cena di questa sera. 

  
  
  
  

In partenza…

Mi avevano detto che le procedure di controllo della sicurezza sono cambiate a Malpensa. Vero MA…in positivo! Coda molto fluida, personale gentile e collaborativo, passaggio rapido e “indolore”. Adesso sono qui seduta ad attendere l’imbarco. Dopo una nottata quasi insonne (le mie piccole…le lascio a casa! Sob sob), due caffè e un giretto per negozi, attendo con ansia il momento in cui, seduta al mio posto, potrò chiudere gli occhi e sognare l’esperienza che mi attende! 

Il volo Tap Portugal per Lisbona dovrebbe essere puntuale, scalo nella capitale, poi via, verso Porto. 

L’avventura comincia…  

Beh, buon viaggio a me!  

Portogallo, arrivo!

Qualche settimana fa ho ricevuto un invito dal Direttore dell’Ente del Turismo del Portogallo per un viaggio stampa a Porto, in occasione della Festa di San Giovanni. E’ un evento molto sentito dai portoghesi, soprattutto nella regione del Nord.

La scelta se partecipare o meno è stata molto combattuta. Sono rientrata al lavoro dopo il periodo di congedo di maternità a febbraio. Inizialmente ho fatto mezza giornata, usufruendo dell’allattamento doppio. Poi, da metà maggio, rieccomi rientrata a pieno regime. Il distacco dalle bambine è stato abbastanza doloroso. Soprattutto nei primi giorni. Benché facessi solo mezza giornata comunque, viaggiando da casa a Milano e ritorno il solo tempo di viaggio mi rubava ore preziose che avrei potuto trascorrere con Ludovica e Veronica. Poi, come per tutto, mi ci sono abituata. Ho ripreso il ritmo frenetico delle giornate lavorative. E la sensazione di perdita che stringe il cuore si è un pò mitigata.

Con questo viaggio, la storia cambia. Le lascerò per 5 giorni. Senza poterle vedere né sentire. O meglio, chiamate a casa ne farò senz’altro, ma loro cosa capiranno? Si chiederanno dove sono finita? Mancherò loro? Ma soprattutto, al mio ritorno, giovedì sera, si ricorderanno ancora di me?

Quesiti ai quali saprò rispondere a tempo debito.

Nel frattempo, sfoglio il programma di viaggio con interesse e una punta di impazienza. Le premesse sono delle migliori: interessanti attività e visite culturali, ottimi ristoranti, bellissimo hotel, celebrazioni e danze e concerti. Una cinque giorni fitta di appuntamenti e, speriamo, bel tempo. Per ora, le previsioni su Porto sono incoraggianti!

Il programma prevede un’accurata visita di Porto, una sosta ad Almarante e Braga, un giro nella Valle del Douro, crociera sul fiume, regata di imbarcazioni d’epoca e molto altro ancora. Non voglio svelarvi qui tutto e subito. Seguite i post dei prossimi giorni.

Allora, cosa manca? I biglietti aerei li ho già da un pò. L’ufficio stampa di TAP Portugal ha fatto proprio un ottimo lavoro: informazioni prima di partire, immagini di aeromobili, video scaricabili, pillole utili da consultare. Il viaggio di andata prevede uno scalo a Lisbona, ma grazie alla utilissima iniziativa appena lanciata dagli aeroporti portoghesi, posso sfruttare il tempo di connessione al volo per Porto collegandomi gratis al wifi (e senza limiti di tempo, SUPER!). Devo solo cercare _VINCI Airports wifi e il gioco è fatto! Se vi capita di viaggiare per il Portogallo, prendete nota!

Il programma ce l’ho…ah, devo solo trovare il tempo di preparare la valigia, senza dimenticare nulla. Speriamo che l’impresa, con le due bimbe, non sia troppo ardua.

Buon viaggio a me e buone prossime letture a voi!

Giochiamo a “le vite nelle case degli altri”?

E’ un gioco che faccio ormai da anni, da quasi un ventennio per essere precisa. Da quando cioè ho cominciato a sognare una casa mia, una vita autonoma, uno spazio indipendente. Spesso, camminando per le città che ho visitato, quelle in cui ho vissuto, e la mia città attuale di residenza, mi sono divertita ad immaginare chi si cela dietro finestre, balconi, giardini.

SognoIl gioco è ancora più appassionante se le case in questione sono almeno parzialmente celate alla vista. Soprattutto ville. Magari d’epoca. Il mio sogno, sin da bambina, è stato quello di acquistare una grande villa di inizi ‘800, con un ampio viale alberato quale via d’accesso alla residenza. Un’ampia fontana antica zampillante acqua cristallina, paperette e pesciolini che ci nuotano felici, putti alati di marmo o alabastro che guardano severi, ma accoglienti gli ospiti in arrivo. Mi è capitato di incontrare case di questo tipo. Sul lago di Como e sul Lago Maggiore. Residenze un tempo nobiliari che mantengono ancora quell’aura di austerità e triste decadenza. Chissà chi ci abitava quando furono costruite? E chi ci vive adesso? Penso spesso che in case del genere le persone che ci abitano probabilmente conducono un’esistenza lontana dal mondo reale, barricati dietro pesanti cortine di velluto, con la luce del sole a rischiarare appena i pregiati pavimenti di marmo e i mobili antichi. Pallide signore sedute accanto alle grandi finestre ad arco che leggono un libro, annoiandosi a morte, sopraffatte dall’opulenza ormai fuori tempo. Mi sono sempre domandata come mai da queste ville antiche non provenga mai nemmeno il più piccolo dei rumori. Che so, un giardiniere che falcia l’erba? Dei bambini che corrono e ridono e giocano nel parco? Non so per quale motivo ma, sebbene sia stato il mio sogno vivere in posti così, mi sono poi convinta con l’età che le vite vissute in ambienti del genere non siano state tutte incredibilmente felici. Anzi. Spesso la grandiosità e la ricchezza esteriore, secondo me, potevano nascondere disagi e paure e insoddisfazioni tremende.

E, anche se crescendo ho abbassato il tiro (ma non troppo), non ho smesso però di sognare e immaginare. Adesso, pur amando ancora di un amore nostalgico e rassegnato le ville d’epoca, ho spostato l’attenzione verso case diverse. Ricordo quando abitavo a Torino e sfogliavo i giornali con gli annunci immobiliari. Ne trovai uno in cui si vendeva un appartamento in zona Porta Susa, ultimo piano, 250 mq, con salone doppio, tre camere da letto, due bagni, cucina ampia, terrazzo e, udite udite, soffitti affrescati! Il tutto alla modica cifra di 1.500.000 €. La prima cosa che feci fu di andare sul posto a scrutare i palazzi. Palazzi imponenti e severi, facciate annerite dallo smog, ma di un’eleganza senza tempo. Ovviamente non sapevo esattamente dove fosse l’appartamento, per cui cominciai a guardare ovunque e, dove vedevo delle luci accese, pensavo: magari è lì! Chissà perché una famiglia con un appartamento di quel tipo vuole andarsene. Sarà una signora anziana non più autosufficiente che è stata costretta dai figli a trasferirsi in un ricovero? Sarà una coppia in crisi che medita la separazione? Oppure sarà una famiglia che ha deciso di spostarsi in periferia perché va bene la comodità di vivere in pieno centro, ma vuoi mettere avere un giardino come valvola di sfogo? E via discorrendo. Immaginandomi come potenziale acquirente. Pensando a come avrei potuto riorganizzare gli spazi, a come l’avrei arredato, a chi ci avrei invitato.

Anche adesso, che una casa mia ce l’ho, comprata a suon di sacrifici e mutuo, le cose non cambiano. Adesso che ho due bambine, i miei sogni li rivolgo a ville singole, moderne, con facciate in pietra e giardini all’inglese ben curati. Accesso diretto al giardino dal salone e dalla cucina, per mangiare fuori nelle calde sere d’estate. Così da poter anche tenere d’occhio le piccole quando cominceranno a giocare da sole in giardino. Tutto su un unico piano. E chi se ne frega degli insetti. E’ il prezzo da pagare per vivere nella natura. Ecco, quando mi capita, durante le mie passeggiate, di imbattermi in case che incontrano le mie preferenze, non mi chiedo più chi saranno i proprietari, come vivranno e cosa faranno nella vita. Adesso mi chiedo: dove potrei sistemare l’altalena per le piccole? Flash avrebbe abbastanza posto per correre? Dove potrei mettere il tavolo con le sedie da esterno? Ci sarà posto per una piscina sul retro? Avremo abbastanza privacy? I vicini saranno rumorosi? Ma soprattutto, riusciremo ad essere felici nella nuova casa?