Troppa confidenza rovina la riverenza

lingua-italianaQuesta è una delle frasi che diceva spesso mia nonna Rina. Per farla breve, mantenere le distanze aiuta a preservarci da un vaffanculo assicurato. Scusate il francesismo. Appartengo, con orgoglio, alla generazione del “buongiorno e buonasera”, del “per favore” e del “grazie” e di tante altre formule di cortesia ed educazione che spesso penso siano scomparse. O forse semplicemente estinte, come gli pterodattili. Che poi, a ben vedere, per loro è stato un processo naturale durato migliaia di anni. Per gli altri, è durato molto meno e di naturale non ha proprio niente.

Sto cercando di insegnare alle piccole (con scarsi risultati per ora, vista l’età) a ringraziare quando ricevono qualcosa e a chiedere gentilmente le cose che desidererebbero avere. E’ il gioco del “grazie”. Quando do loro qualcosa dico “grazie mamma”. Quando sono loro a dare qualcosa a me, dico semplicemente “grazie”. Non credo sia difficile. Sta tutto nello sforzo di inculcare nelle loro testoline che ci sono parole che fanno parte della lingua italiana. Tutto qui.

Quando incontriamo persone per strada, che ci fermano per fare le loro sciocche, trite e ritrite domande sui gemelli, dico alle bambine “fate ciao con la manina, ma dite buongiorno/buonasera alla Signora/al Signore”. E cerco di spiegare, sempre con scarsi risultati, per ora, perché si dice “ciao” a qualcuno e “buongiorno/buonasera” a tutti gli altri. Mi capita (quasi sempre) di entrare nei negozi, magari da sola, magari con mia mamma, molto spesso con le gemelle e di essere subito apostrofata con un “ciao, hai bisogno?”. Ora, dico io, non è che voglia entrare a piè pari nel mondo delle persone anziane (che poi, oramai, il confine è piuttosto aleatorio), ma in quelle delle persone adulte sì! E ci sono già da un bel pezzo. Va bene che dicono che dimostro meno dell’età che ho (può essere, ma di certo non dimostro 15 anni), può essere che appena entrata la commessa di turno non mi abbia visto bene in faccia, tutto può essere. Ma se entro e ti dico “buongiorno”, pretendo che tu faccia lo stesso con me. E se poi continuo imperterrita a darti del Lei e tu continui ad oltranza a darmi del Tu, allora le questioni sono due: o sei maleducata (e mi fermerei qui) o sei sorda (cosa non probabile, visto che le mie richieste le senti benissimo).

Insomma, non voglio fare né la noiosa né la donzella d’altri tempi. Mi attengo molto semplicemente alla pura questione dell’educazione. Un valore che, purtroppo, pare stia scomparendo dalla faccia della terra. E ho il forte, fortissimo sospetto che Ludovica e Veronica diventeranno delle disadattate. Che si troveranno ad interagire con bambini della loro età (ma, cosa ancor più grave anche con adulti!) che le considereranno delle aliene planate sulla terra. Che non comprenderanno come mai apostrofano la gente con le formule di cortesia della buona creanza. E temo che loro, per adeguarsi alla massa, cominceranno a dimenticare come ci si comporta, per far parte di un gregge di pecore maleducate.E’ possibile lottare contro i mulini a vento? Sì, si può fare, ma è faticoso, sfiancante e molto più difficile della corrente comune del lasciar correre.

Non oso nemmeno immaginare come sarà quando loro andranno a scuola. Non parlo della scuola materna, dove verosimilmente i bambini danno del Tu alle maestre. Ma già solo alle elementari o alle media. Peggio ancora, dopo. Ricordo ancora quando misi piedi per la prima volta nell’aula del mio primo corso all’Università. Durante la pausa tra la prima ora e la seconda, mi avvicinai al Docente per chiedere spiegazioni non ricordo più su cosa. Il Docente mi ragguagliò su ciò che non avevo compreso, dandomi del Lei. Rimasi scioccata. Non ero abituata. Poi, pian piano, ho capito che all’Università, finalmente, mi consideravano un’adulta a tutti gli effetti. E come tale, non essendo compagni di merende né parenti né amici, venivo trattata. A partire dalla pochissima confidenza. Mai mi hanno chiamata per nome. Fatta eccezione per il mio relatore di Tesi, col quale trascorsi mesi e mesi a sistemare e rifinire il mio lavoro. Ma, seppur lui ad un certo punto fosse passato dal Lei al Tu, io non mi sono mai permessa di fare altrettanto.

Perché, se ci pensate, troppa confidenza rovina la riverenza: provate a mandare a quel paese qualcuno cui non date del Tu. Meglio mantenere le distanze.

In ogni caso, sul “vaffanculo” aulico, si accettano suggerimenti (che potrebbero sempre farmi comodo).

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