I comandamenti del leccaculo

Ne avrete conosciuti anche voi. Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi. Per fortuna, non spesso. Sono i leccaculo e perdonate il francesismo, ma quando ce vò ce vò!

il-leccaculoSono infidi, sempre sorridenti, la bocca sporca delle lodi che hanno fino a poco tempo prima lasciato scorrere fuori, come fiumi di melma. Perché di melma si tratta, ma solo con l’aggiunta di un R e di una D al posto giusto. Si inchinano fino a toccare terra, con la capacità di ritornare al loro posto eretto, più o meno, del bambù. Ma di questa pianta non hanno niente, se non la flessibilità. Che ben si accorda al personaggio di più alto grado di turno. Che sia un professore o un medico o il datore di lavoro, il leccaculo sa sempre da che parte deve protendersi. Inchinarsi. Baciare le scarpe.

Ma, soprattutto, hanno un semplice decalogo di comandamenti che seguono scrupolosamente, fino alla fine. O quanto meno finché la persona di turno, adulata fino allo schifo, non decide che forse è meglio levarselo di torno. Perché tutto sommato è preferibile circondarsi di elementi con un cervello autonomo, piuttosto che di individui con pochi neuroni che si stanno ancora cercando, dopo tanti anni.

  1. Non avrai altro Dio all’infuori del tuo capo. Lo adulerai fino allo sfinimento, qualsiasi cosa dica. Approvando ogni azione e ogni singola parola che esce dalla sua bocca.
  2. Sosterrai qualsiasi iniziativa, comprese quelle promosse a discapito dei tuoi colleghi (soprattutto quelle), messa in atto dal tuo superiore di turno. Anzi, laddove possibile, sarai tu a suggerirgli soluzioni drastiche e finali, per liberarti di possibili competitor.
  3. Rinnega tutto. Da tua madre ai tuoi figli al tuo credo politico e religioso, se questo può far felice il tuo superiore e permetterti così di fare carriera.
  4. Complimentati con il tuo superiore su qualsiasi azione, iniziativa, parola esca dalla sua persona. Foss’anche il calpestare i diritti umani più imprescindibili. Ricorda che il tuo motto è “mors tua, vita mea”.
  5. Ascolta attentamente il tuo capo e cerca di prevenirne i desideri. Dal caffè macchiato, ma non schiumato e non troppo caldo, ma non tiepido, all’adulazione incondizionata.
  6. Se il tuo capo ti dà del caprone, digli che ha ragione. E prova anche a belare. Per far sì che sia certo che hai capito il concetto. E che sei assolutamente d’accordo con lui.
  7. Non comprare sapone liquido per mani o viso. Non ti serve. A te basta il detergente intimo. Giacché la distinzione tra faccia e culo è ormai pura utopia.
  8. Al mattino, non guardarti allo specchio, non serve. La tua unicità è data dal sorriso verticale che vedi, che non è quello comune a tutte le altre persone di specie diversa dalla tua.
  9. Il tuo motto sarà “Meglio un saporaccio oggi che la stima di me stesso domani”. Al saporaccio ci si abitua, piano piano, la stima di sé stessi va costruita con fatica. E i leccaculo, la fatica la rifuggono come la peste.
  10. Non avrai amici, ma solo persone di contorno, da usare al meglio possibile delle tue (scarse) capacità.

E chiudo con una citazione celebre, che ben riassume ciò che penso di questa categoria (purtroppo vastissima e sempre in crescita), di piaggiatori:

I cacciatori prendono le lepri coi cani; molti uomini prendono gli ignoranti con l’adulazione.
(Plutarco)

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