Houston, abbiamo un problema!

Se la febbre già di per sé può creare scompiglio nel fragile e delicato equilibrio famigliare, figuriamoci non una, ma ben due belve feroci, febbricitanti, sì, ma non solo. Con tosse canina simil latrato, inappetenza totale, gola in fiamme e attacchi di puro e semplice delirio. Allora sì, lo posso dire: Houston, abbiamo un problema!

neonato-urla

crying baby

Uno dei peggiori fine settimana della mia vita da mamma. E pensavo che mai avrei potuto affermare una cosa simile. Dopo la visita della scorsa settimana dalla nostra onorata pediatra (terapia affibbiata alle piccole: tachipirina all’occorrenza e Bentelan 2 volte al dì solo per Ludovica), pensavo che piano piano le cose sarebbero migliorate. Come mi sbagliavo! Se possibile, il declino è avvenuto quasi subito, appena rientrate a casa. Ma tra sabato e domenica la furia devastatrice si è scatenata ancora più forte del solito. E’ il Bentelan, mi dicono. Mette agitazione. Alla facciazza dell’agitazione! Dopo non una, ma ben due compresse, non rielaborate da cibo e affini causa rifiuto totale di mangiare qualsiasi sostanza liquida o solida proposta, ecco che intorno alle 18 il clima in casa è cambiato.

Una leggera brezza ha pervaso l’ambiente, preannunciando l’arrivo della tempesta perfetta. E siccome anche Veronica era peggiorata e avevo deciso di somministrare l’odiato cortisone pure a lei, ecco che la calata degli Unni si è svolta in coppia. La brezza, poco a poco è diventata bufera, tempesta e tornado. Due, e dico due bocche urlanti che, tra spasmi, irrigidimenti, denti digrignati, manine strette a pugno, scalciamenti vari, hanno riempito le nostre serate (sabato e domenica, of course) di vani e disperati tentativi di placarle.

Ieri sera, però, abbiamo raggiunto proprio l’apice. Pensavo che le cose si fossero sistemate quando, al momento di sederle sul seggiolone per la cena, ho notato una strana ed innaturale calma. Né urla, né pianti, né tentativi di fuga. Felice e sorpresa di questo cambiamento, ho praticamente ingozzato alla velocità della luce le bambine con cucchiaiate di pollo e patate adatti ad un partecipante ai tornei di All You Can Eat. Senza dar loro il tempo di rendersi conto che stavano mangiando. Dopo quattro giorni di rifiuto totale del cibo, a fasi alterne, compresa la colazione, mi sembrava che finalmente Dio avesse deciso di guardare di nuovo nella nostra direzione.

In realtà, mangiare hanno mangiato, sì, ma la calma è durata poco. E mentre io e Andrea ci prodigavamo come due clown professionisti che nemmeno il Cirque du Soleil, l’una imboccando a destra e abbeverando a sinistra, l’altro facendo il giullare e cantando alle mie spalle, le piccole malaticce programmavano il prossimo giro di urla.

Infatti, puntuali come due orologi svizzeri, è ricominciata ben presto la buriana. Che però non si è rivelata, come da definizione, di breve durata. Anzi.

Due, lunghissime, eterne, sfiancanti, avvilenti ore di strepiti, urla, contorsioni, pianti, apnee. Due ore di preghiere, rimproveri, suppliche, pianti (anche da parte mia), tentativi vani di calmarle, luci accese spente accese, carillon a nastro, dondolii, coccole e minacce. Tutto vano. Tutto assolutamente, brutalmente inutile.

La situazione si è finalmente calmata alle 22 passate quando, sfiancate anche loro dalla loro possente interpretazione che anche gli Iron Maiden si sognano, sono praticamente crollate. Sfinite. E, tra un colpo di tosse sempre simil latrato e un pianto accennato, abbiamo potuto anche noi buttare le nostre stanche ossa sul materasso più prossimo, sperando di riuscire a recuperare almeno in parte le energie necessarie per affrontare una lunga settimana di lavoro.

E sì, se la situazione non si risolve, direi che è proprio così: Houston, abbiamo un problema! E bello grosso anche.

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