Bohemian Rhapsody

keep-calm-and-sing-bohemian-rhapsody-5Is this the real life-
Is this just fantasy-
Caught in a landslide-
No escape from reality-
Open your eyes
Look up to the skies and see-
I’m just a poor boy,i need no sympathy-
Because i’m easy come,easy go,
A little high,little low,
Anyway the wind blows,doesn’t really matter to me,
To me

Mama,just killed a man,
Put a gun against his head,
Pulled my trigger,now he’s dead,
Mama,life had just begun,
But now i’ve gone and thrown it all away-
Mama ooo,
Didn’t mean to make you cry-
If i’m not back again this time tomorrow-
Carry on,carry on,as if nothing really matters-

Too late,my time has come,
Sends shivers down my spine-
Body’s aching all the time,
Goodbye everybody-i’ve got to go-
Gotta leave you all behind and face the truth-
Mama ooo- (any way the wind blows)
I don’t want to die,
I sometimes wish i’d never been born at all-

I see a little silhouetto of a man,
Scaramouche,scaramouche will you do the fandango-
Thunderbolt and lightning-very very frightening me-
Galileo,galileo,
Galileo galileo
Galileo figaro-magnifico-
But i’m just a poor boy and nobody loves me-
He’s just a poor boy from a poor family-
Spare him his life from this monstrosity-
Easy come easy go-,will you let me go-
Bismillah! no-,we will not let you go-let him go-
Bismillah! we will not let you go-let him go
Bismillah! we will not let you go-let me go
Will not let you go-let me go
Will not let you go let me go
No,no,no,no,no,no,no-
Mama mia,mama mia,mama mia let me go-
Beelzebub has a devil put aside for me,for me,for me-

So you think you can stone me and spit in my eye-
So you think you can love me and leave me to die-
Oh baby-can’t do this to me baby-
Just gotta get out-just gotta get right outta here-

Nothing really matters,
Anyone can see,
Nothing really matters-,nothing really matters to me,

Any way the wind blows….

Turks and Caicos, naturalmente belle

Sono stata in questo arcipelago da sogno nel 2013, a ottobre. Di tempo ne è passato abbastanza, ma i ricordi sono ancora vivi e impressi nella mia memoria.

Lontano dai Caraibi più conosciuti e dal turismo di massa, l’arcipelago delle isole di Turks and Caicos sorge dalle acque cristalline dell’Oceano Atlantico come una Venere timida e un po’ schiva, con una storia affascinante e curiosa da raccontare.

Turks

La Grace Bay Beach, la spiaggia più bella di tutta l’area caraibica

L’arcipelago è formato da 40 tra isole ed isolotti che si trovano a circa 575 miglia a sud est di Miami e a 90 miglia a nord della Repubblica Dominicana. Solo 8 di esse sono abitate e le più frequentate sono Providenciales e Grand Turk, mentre, per la maggior parte, queste lingue di terra incastonate in un mare che più azzurro non si può sono regno e dimora di animali quali le iguane. Territorio inglese d’oltremare, Turks and Caicos Islands sono diventate una colonia della Corona Inglese nel 1972 e, a tutt’oggi, gli abitanti vanno fieri di questa loro appartenenza. Prova ne è il ritratto gigante della Regina Elisabetta II che svetta nell’aeroporto di Providenciales. Il nome delle isole è una delle caratteristiche più curiose: l’arcipelago prende infatti il nome da un fiore rosso, tipico di un cactus indigeno, che ai conquistadores spagnoli approdati sulle isole ricordava il tipico fez indossato dai turchi. Da qui, il nome di Turks. Caicos deriva invece dal termine spagnolo Cayos, che significa isolotti.

Se non avete mai sentito parlare di Turks and Caicos, sappiate che questa destinazione è stata eletta dimora di vacanze e break rilassanti da VIP e attori del jet-set internazionale: da Donna Karan a Bruce Willis, da Oprah Winfrey a Keith Richards, solo per citarne alcuni.

Parrot Cay

La mia piscina privata (della mia villa privata 🙂 a Parrot Cay

Per vacanze all’insegna del VIP-watching, la scelta obbligata è l’isola privata di Parrot Cay, un vero e proprio paradiso a 35 minuti di barca da Providenciales. Arrivati sull’isola si viene trasferiti al Resort tramite golf-cart (sull’isola i veicoli a motore sono proibiti!) e, una volta giunti alla reception, comincia un’esperienza sensoriale davvero unica ed inimitabile. Certo, Parrot Cay non è una delle soluzioni più economiche proposte dalla destinazione, tuttavia almeno una volta nella vita, vale la pena di affrontare un costo maggiore per sentirsi dei VIP! Le Ville fronte oceano offrono un ambiente di altissimo livello, nel pieno rispetto della privacy dei propri ospiti: salotto, camera da letto, 2 bagni, piscina privata con doccia esterna e accesso diretto alla spiaggia. Il Resort mette, inoltre, a disposizione dei proprio ospiti il centro COMO Shambhala Retreat, pluripremiato tempio del wellness, dove rigenerare corpo e mente grazie al ricchissimo menu di trattamenti, tutti basati su precetti olistici. Tra tutti i trattamenti, consigliamo di prenotare il COMO Shamhala Massage, nutriente e rigenerante, è il massaggio di punta dei COMO Hotels: regala calma e relax alla mente, mentre rinvigorisce il corpo grazie alle sapienti mani delle terapiste. Il massaggio dura 90 minuti e costa 190 $.

Half Moon Bay

Half Moon Bay

Per gli amanti del mare e dei brividi sotto la superficie, va sottolineato che le isole di Turks and Caicos ospitano la terza barriera corallina più grande al mondo. Numerose compagnie di navigazione propongono escursioni giornaliere, con skipper o in autonomia, alla volta di questo incredibile mondo sottomarino. Se avete a disposizione solo una giornata, il consiglio è di prenotare un’escursione giornaliera con Caicos Dream Tours. Il tour prevede soste nei pressi della Iguana Island alla ricerca dei conch, le famose conchiglie tipiche delle isole di Turks and Caicos, per dirigersi in seguito verso il mare aperto per una sessione di snorkelling alla scoperta di razze, tartarughe giganti e un’incredibile varietà di pesci tropicali. Il tour termina presso il paradisiaco spot di Half Moon Bay, isoletta appartata e disabitata in cui sarà possibile fare un tuffo nelle acque incontaminate e ristorarsi con un ottimo pranzo a base di conch, aragosta e fresche insalate di mare. Per approfittare di questa fantastica escursione, il resort in cui si può soggiornare e che prenota su richiesta le boat excursion è il Gansevoort Turks + Caicos. Raffinato boutique hotel adagiato sull’incantevole Grace Bay Beach, la più bella spiaggia dei Caraibi e seconda spiaggia più bella al mondo, questo indirizzo regala una vacanza rilassante, dal sapore indiscutibilmente chic. Bellezza e design delle camere a parte, quello che colpisce immediatamente l’ospite al suo arrivo in hotel è l’immensa infinity-pool, circondata da imponenti palme, che sembra formare un tutt’uno con il mare turchese sullo sfondo. Inoltre, per gli appassionati di cucina di alta qualità, il Ristorante Stelle propone piatti di terra e di mare, serviti in un ambiente dal servizio impeccabile, oppure si può optare per la romantica soluzione a bordo piscina, sotto un cielo trapunto di stelle.

Per assaporare il vero spirito delle isole e per immergersi nella cultura locale, si consiglia inoltre di spendere un po’ di tempo in giro per Providenciales. Meritano una tappa il Lago Interno di Chalk Sound, magnifica piscina naturale a nord dell’isola, sul cui fondo si può osservare anche il relitto di un aereo da turismo precipitato in queste acque a metà del ‘900, la piccola e remota spiaggetta di Sapodilla Bay, una lingua di sabbia lieve come talco sulla quale sarà possibile rinfrescarsi presso Las Brisas, bar in tipico stile caraibico, tutto legno e palme. Nei pressi del bar, si avrà inoltre l’occasione di acquistare oggettini di artigianato locali, in particolar modo collane, bracciali e altri ornamenti fatti interamente con schegge di conch, oltre a conchiglie intere, di diverse forme e sfumature. Spostandosi verso nord-est, si consiglia di pranzare presso il bar/ristorante Da Conch Shack, nelle Blue Hills. Con i suoi tavolini in candido legno bianco e le finiture azzurre, questo locale sulla spiaggia regalerà momenti di puro relax e piacere del palato. Inutile dire che la specialità della casa è il conch, cucinato in tutte le varianti possibili, oltre al pesce fresco, consegnato al ristorante direttamente dal mare. Si consiglia di provare l’insalata di conch, il conch fritto e lo stufato di conch al cocco. Il tutto, accompagnato dalla tipica bevanda locale: il rum punch, declinato in tante, diverse sfumature, con o senza succhi di frutta e aromi naturali.

Io a Turks

Io a Turks prima del rientro in Italia

Inoltre, per i food-lover, imperdibile sarà l’evento gastronomico Island Fish Fry che, ogni giovedì sera, coinvolge una dozzina di ristoranti e bar locali che espongono i piatti tipici della tradizione di Turks and Caicos, molti dei quali a base di conch e crostacei. Durante la serata, band musicali e gruppi di intrattenimento coinvolgeranno gli ospiti in attività ricreative, dalla gara di ballo alla sfilata di maschere locali, a giochi di gruppo.

Un tour alla scoperta di Providenciales o Provo, come viene chiamata dagli abitanti, non può inoltre prescindere da una sosta a Turtle Cove, incantevole porticciolo turistico da cui partono ogni giorno imbarcazioni per piccole crociere al largo dell’isola. La marina è punteggiata di molti ristorantini, alcuni dei quali piuttosto intimi e con un eccellente rapporto qualità prezzo. Uno dei più caratteristici è il Baci Ristorante, che propone ottime soluzione gourmand di ispirazione italiana, collocato sulla passeggiata che costeggia il porticciolo. Qui viene servito dell’ottimo pesce fresco pescato in giornata, così come piatti di carne e pasta. Il costo, a persona, parte da 35 $, bevande escluse.

Inoltre, va segnalato che Turks and Caicos è un vero e proprio paradiso scelto ogni anno da coppie in viaggio di nozze, o da chi decide di rinnovare le promesse. Sposarsi qui, infatti, è molto semplice e veloce e permette di vivere una cerimonia unica, legalmente riconosciuta anche in Italia. Per chi desidera pronunciare il fatidico si in modo alternativo, uno degli indirizzi più romantici è senza dubbio il Grace Bay Club. Il Resort, prospiciente la famosa Grace Bay Beach, è l’unico che dispone di una spiaggia privata lunga ben 19 km, dalla sabbia come finissimo borotalco. Dormire in una delle suite dell’hotel è un’esperienza unica: con ampi terrazzi vista mare, il dolce suono delle onde in sottofondo e il calore di un ambiente chic e raffinato, ci si sentirà come in una romantica bolla di sapone, lontani da sguardi indiscreti e dalla quotidiana frenesia. Perché a Turks and Caicos i ritmi sono lenti, lo scorrere del tempo è dolce e l’unico pensiero sarà quello di dover tornare alla normalità, prima o poi.

Info utili:

Parrot Cay: www.comohotels.com/parrotcay/italian

Gansevoort Turks + Caicos: www.gansevoorthotelgroup.com/hotels/gansevoort-turks-and-caicos/

Baci Ristorante: http://baci-ristorante.com/#/baci-at-turtle-cove-marina/

Da Conch Shack: http://daconchshack.com/Conch_Shack/Home.html

Grace Bay Club: www.gracebayresorts.com/

Ente del Turismo di Turks and Caicos Islands: www.turksandcaicostourism.com

Non esistono voli diretti dall’Italia. La soluzione migliore è fare scalo a New York o a Miami e da lì proseguire con un volo diretto verso Providenciales.

Buona festa della mamma in anticipo

Oggi voglio presentarvi uno studio condotto da Viking  società che si occupa di fornire prodotti e servizi per l’ufficio (cancelleria, arredamento, prodotti tecnologici). Sul loro blog (Coffee Break Viking) è comparso uno studio di settore che aveva per tema “lo stipendio che le mamme a tempo pieno dovrebbero percepire se i compiti che svolgono in casa fossero considerati al pari di qualsiasi altro lavoro, meritevole di retribuzione”.

image001Il punto di partenza è un assioma semplice e lineare: la casa e la famiglia sono delle piccole aziende da far funzionare come qualsiasi altra realtà. Con alcune piccole differenze. Non così piccole e non così scontate: non esistono giorni di ferie, non esiste il permesso retribuito o meno, non esistono giorni di malattia. Gli straordinari sono una realtà quotidiana, l’impegno occupa le mamme a tempo pieno h24. Tutto qui? No, anzi. Una mamma a tempo pieno, non è solo mamma e basta. Il concetto di all in one, con le mamme a tempo pieno, si sposa alla perfezione: una mamma è anche cuoca, contabile, autista, docente all’occorrenza, correttrice di bozze e di compiti, addetta alle pulizie, medico di pronto soccorso, psicologa e tanto altro ancora. Una marea di incombenze, tutte in un’unica persona che, a fine mese, non percepisce alcuno stipendio. So già che questo discorso scatenerà un’infinità di polemiche. Io stessa sono perplessa quando si solleva l’argomento. Essendo sia lavoratrice che mamma (part-time, ma comunque facente tutto quanto di cui sopra o quasi), penso a quanto dovrebbero percepire le donne che, come me, lavorano e sono mamme. Ad ogni modo è innegabile che il lavoro svolto in casa da queste donne sia di fondamentale importanza per la corretta prosecuzione e prosperità dell’azienda-famiglia e dei suoi membri: figli e marito.

L’inchiesta svolta da Viking ha coinvolto un campione di 500 mamme, provenienti da tutta Italia, che hanno raccontato la loro routine quotidiana e come si destreggiano tra mille e più incarichi. E il risultato è sfociato in un calcolo dello stipendio di massima che dovrebbero percepire per il tempo-lavoro dedicato alla famiglia e alla cura della casa.

I risultati sono a dir poco incredibili. Vediamoli insieme.

L’età media delle mamme si aggira intorno ai 39 anni, la stragrande maggioranza delle intervistate ha un figlio (il 46%), mentre il 44% ne ha due. Quelle con tre o più figli sono il 12%. Il primo figlio, di solito, si ha intorno ai 30-35 anni (e io rientro perfettamente nella media nazionale). Il tempo speso per la cura della casa e della famiglia, a settimana, è intorno alle 105 ore e lo stipendio ipotizzato, considerando anche l’esperienza delle mamme (8 anni circa), calcolato sulla base dei dati forniti sopra, si aggira intorno ai 3.950 € lordi al mese. Sì, avete capito bene! Su base annuale, tredicesima inclusa, la retribuzione dovrebbe essere pari a 51.387,83 € lordi. Che, al netto delle tasse, risulterebbe in una bella cifra: 32.500/33.500 € netti all’anno.

Certo, un discorso di questo tipo è ancora fantascienza pura, in uno stato come il nostro dove non si riconosce nemmeno il diritto alla pensione, dove non ci sono agevolazioni per le mamme che desiderano continuare a essere (anche) donne lavoratrici (leggi asili nido aziendali, incentivi per numero di figli, ecc.), ma in ogni caso dovrebbe far riflettere. Sia sull’importanza del ruolo della donna che decide, magari con sacrificio, di rinunciare ad una propria carriera lavorativa per far funzionare l’azienda-famiglia. Ma anche sull’enorme risparmio di cui i nuclei famigliari stessi godono, avendo in casa una persona che, a tempo pieno, si occupa di tutto.

E, a questo punto, torno a chiedermi la medesima domanda di poc’anzi: ma io, allora, quanto dovrei percepire? Meglio non pensarci. La fantascienza non è di questo mondo, per ora.

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Quel giorno in cui…

Quel giorno in cui pensi che sarebbe stato meglio rimanere a letto, prima o poi, arriva. Ecco, oggi è uno di quei giorni. Fa un freddo cane, tira un vento che nemmeno a Trieste. Beh, a Trieste forse sì. Comunque, tralasciando gli sproloqui sulla geografia, oggi posso solo respirare a fondo, richiamare alla mente tutte le immagini più zen che conosco. E andare avanti. Sempre. Perché se per caso mi fermo e ragiono ancora su certe cose, oggi faccio una strage.

Vorrei tanto avere uno spazio adeguato e invece no. Di più, scusate, ma non posso dire. Anche i muri hanno le orecchie. E, invece di farsi i fatti propri, anche i muri ciacolano, riportano, spettegolano, seminano zizzania. Sempre di più e sempre meglio.

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa…non è facile, caro Dante, ma ci proverò. Giuro che ci proverò.

E con questo, buona giornata a tutti.

Caldo come un nido

Ogni tanto ripenso a casa mia. A Bra. Nonostante di case ne abbia cambiate tante, l’unica che considero davvero Casa è quella di mia mamma, a Bra. Un caos di mobili, quadri, pizzi, cornici, quadri e libri. Tanti, tantissimi libri. Stipati ovunque, persino nella credenza, quando i posti appropriati risultavano colmi all’inverosimile. Una casa giusta, quando c’era ancora mio papà, forse addirittura un tantino stretta. Dalle proporzioni esatte quando siamo rimaste in due. 

 

Ci sono alcune cose che mi mancano della mia Casa. 

Il profumo caldo e persistente del caffè al mattino che aleggiava ancora in cucina dopo che mia mamma era uscita per andare in ufficio. Io mi alzavo dopo di lei e quel profumo mi dava il buongiorno e lo spirito giusto per affrontare la giornata. 

I messaggi sul tavolo che, puntualmente, trovavo scritti su ogni superficie bianca lecita allo scopo: dai pezzi di carta alle buste della banca, dai fazzoletti di carta ai post-it. Messaggi di incoraggiamento. Messaggi di richieste. Liste della spesa. Il buongiorno con soldini per comprarmi il panino all’università. Gli auguri di compleanno, di onomastico, di buona giornata. 

La carne scongelata in frigo, per essere pronte alla sera a consumare una cena veloce. Ché mia mamma arrivava sempre tardi e tempo per cucinare, in settimana, ce n’era poco. 

Le buste di minestrine già pronte, da buttare in acqua bollente, per le medesime ragioni di cui sopra. 

Le bottiglie d’acqua stipate in un ordine che durava poco nel mobile bar dietro la porta della cucina. Che dopo la prima mezz’ora di gloria da soldatini bene addestrati, confluivano subito in moto di ribellione spargendosi ovunque tranne che stare dove dovevano. 

I giornali e le riviste e i fumetti appoggiati sul termosifone in bagno, fedeli compagni di riflessioni serali. 

Il balcone-abbraccio che corre per tutta la parte posteriore della casa e che, nel corso degli anni, ha ascoltato in silenzio i miei ripassi estivi, le mie letture, le mie telefonate. 

Il tempo passa, ho una mia famiglia e una casa. Ma la casa con la C maiuscola, chissà perché, nella mia mente rimane quella di Bra, nel quartiere di bescurone. 

Baobab, il mio appuntamento con il bene

Questa mattina avevo la sveglia puntata alle 6. Non è suonata. Non nel senso che ha fatto cilecca, ma perché ben prima che trillasse ero già vigile e attenta. Un po’ come quando hai un appuntamento importante e l’ansia e l’attesa che il momento arrivi ti scaricano adrenalina in tutto il corpo. Impedendoti di dormire. Oggi ho un appuntamento con il bene. O con l’altruismo se preferite. Oggi vado a donare il sangue. Il Baobab, come ho già spiegato l’anno scorso, è l’unità mobile dell’ospedale San Raffaele di Milano, che si sposta per la città per raccogliere donazioni di sangue. Un gesto semplice e senza sforzo che può aiutare qualcuno. 

 Ero indecisa se continuare a donare oppure no. Dopo la perdita che ha colpito la mia famiglia, dopo la morte dello zio-papà che di trasfusioni nel corso degli anni ne ha fatte a centinaia, mi chiedevo perché continuare. Perché donare pur sapendo che il mio gesto, incoraggiato proprio dalla sua malattia, non era servito a salvarlo. Poi ho capito: non ho potuto salvarlo, ma magari posso aiutare e, perché no, salvare qualcun altro. Quel minimo dubbio che si è insinuato nella mia coscienza avrebbe potuto fare disastri. Se ogni donatore guardasse solo ed esclusivamente nel proprio personale, che ne sarebbe dei malati che vanno avanti (anche) grazie alle sacche di plasma? Che ne sarebbe dei barlumi di speranza che ogni trasfusione accende nei cuori dei malati? Dei meno fortunati? 

E allora ho deciso che sí, avrei continuato a donare. Lo faccio per mio zio, per mio papà (assiduo donatore a suo tempo), lo faccio per i malati. Per contribuire a dar loro una speranza. E lo faccio anche per me. Per la gioia che mi da fare qualcosa di buono, fare del bene, per coloro i quali soffrono. E ripongono parte delle loro speranze in quelle sacche di sangue che li aiutano ad andare avanti. Un mese, un anno, magari meno. O magari fino alla guarigione. 

L’ho già detto e lo ridico: donare il sangue comporta uno sforzo minimo, ma che può fare la differenza. Per i malati, per le loro famiglie. E anche per voi. Agli amici milanesi suggerisco di passare da piazzale Cadorna in questi giorni. Il Baobab è lì, con la sua ingombrante presenza, a ricordare che non esistiamo solo noi. Ci sono anche gli altri. 

#iodonoilsangue #baobab #sanraffaele 

Sono una “morning person”

Tradotto: sono una persona mattiniera. Dó il meglio di me al mattino, anche molto presto, mentre intorno alle 17 la mia mente comincia inesorabilmente a perdere colpi. Sono sempre stata così. Ricordo ancora i tempi dell’università, nel periodo degli esami: mi alzavo alle 7.30, massimo alle 8 e cominciavo subito a studiare. Quando invece frequentavo i corsi, non avevo problemi a prendere il treno delle 6.30 per Torino. Anzi! Mentre i miei compagni di viaggio intorno a me tentavano di sonnecchiare e recuperare le ore perdute di sonno, io no. Io leggevo o studiavo o ripassavo. Oppure tentavo di intavolare delle conversazioni cui, al massimo della partecipazione, ricevevo dei grugniti per risposta. Se ne riparlava all’arrivo a Torino Porta Nuova. Se tutto andava bene. Per contro, i corsi serali erano uno strazio. Le esercitazioni di Statistica, dalle 18 alle 20, erano una stilettata in fronte. Un supplizio cui cercavo sempre di scappare. Se poi ci mettete la voce monocorde soporifera del professore, beh, tempo 20 minuti e rischiavo seriamente di addormentarmi. 

 Anche ora che non studio più, i momenti più proficui per me sono quelli del mattino. Ora come allora non mi importa di svegliarmi presto, prendere il treno stracarico, leggermi un libro o chiacchierare con le amiche del treno. Sono vigile e ricettiva. In ufficio vale la medesima cosa: ciò che devo fare, scrivere, elaborare, mi viene meglio prima della digestione. Dopo, i miei riflessi si assopiscono. Non che mi addormenti, per carità. Ma il calo fisiologico di attenzione mi coglie sempre impreparata. Quello sì. Inutili i caffè. Inutili il caldo (anzi, è peggio), il freddo (è soporifero), i telefoni che squillano impazienti. Il mio rendimento cala. È normale. Ognuno di noi è fatto a modo suo, no? Quindi, perché tentare di imporre un modello unico alla collettività? Perché chiedere a due rette parallele di incontrarsi, quando ben si sa che è impossibile? 

Perché rendere la civetta un animale attivisti giorno, quando in realtà la sua natura è di essere un animale notturno? La verità, secondo me, sta nel mezzo. Ovvero che, escludendo assiomi dimostrati, la bellezza del genere umano è nella compenetrazione e nell’accettare l’altro da sé. Ché se fossimo tutti uguali, sai che noia? E se fossimo tutti animali notturni, chi si occuperebbe delle mattine? Rispettiamoci e apprezziamoci così, per quello che siamo. E giochiamo sulla flessibilità. Che non vuol dire chiudere un occhio, ma valutare i punti di forza di ognuno, sfruttandoli positivamente al meglio. 

Riflessioni di inizio settimana 

Ho trovato una frase che condivido in pieno, soprattutto in questo periodo. Eccola qui di lato.  

Le leggi che governano la nostra società, ma anche i microcosmi che viviamo, sono tutte ormai legate al più forte. O al branco. È molto più semplice seguire la massa che emergere dal gruppo. Molto più facile una pseudo-integrazione condita da finti-ideali, finte-condivisioni, finto-spirito comune. Per tranquillità, per piaggeria, per comodità e anche per scarso coraggio, la tendenza è quella di fare gruppo, anche se non si condividono in pieno tutti i valori che vengono proposti e imposti.  

Io purtroppo, e a mie spese, proprio non ce la faccio. Amo molto di più uno scontro costruttivo con chi non la pensa come me, piuttosto di una armonia traballante che oggi c’è, domani chissà?

Quanto è più bello, stimolante, umano, condivisibile poter discutere e avere scambi di opinione? Non è infinitamente meglio arricchirsi di esperienze parole pensieri totalmente differenti dai nostri, piuttosto che andare tutti nella stessa direzione?

Mi rendo conto che non è semplice e l’investimento in termini di tempo ed energie è molto più alto rispetto all’altra situazione. Però io lo preferisco. 

Ecco perché ci sono momenti in cui, complici mille e più variabili, penso che è dura proseguire sulla strada che ho scelto. Ma non la lascerei per nulla al mondo. Nemmeno per una tranquillità ovattata. In fin dei conti, la mattina allo specchio guardo una faccia….

Ah, la tecnologia!

La tecnologia può fare cose meravigliose e allo stesso tempo brutali. Può permettere ad un medico di operare un paziente a cuore aperto semplicemente manovrando una mano robotica. Può mettere in contatto astronauti in missione nello spazio con la base e viceversa. 

  Può permettere a due amiche lontane migliaia di chilometri di distanza di parlarsi (e vedersi), con un semplice doppio click su un’icona di Skype. 

Può farti prenotare un biglietto per il concerto del tuo gruppo preferito, viaggiare intorno al mondo, vivere attimi di evasione e leggere notizie e curiosità da ogni parte del mondo in tempo reale. 

O, molto più semplicemente, può farti scrivere testi, lettere, post, tweet e qualsiasi altra cosa passi per il proprio cervello da ovunque voi siate. Sì, proprio così, da ovunque ci si trovi. E, magia ancora maggiore, lo si può fare senza aver bisogno di avere di fronte al naso un computer (fisso o portatile che sia). 

Eh sì, perché banalmente parlando, basta un tablet o uno smartphone. E non solo. Questa magnifica, utile, superba tecnologia può fare anche di più! Udite udite, amici cari: i post, praticamente tutti, possono essere programmati. Per coloro i quali non masticano, o masticano poco, del fantasmagorico mondo digital, un articolo, un post su un blog (come questo, per esempio), un tweet, un post su Facebook, possono essere scritti ora, ma pubblicati domani, tra un mese e financo tra un anno. 

Magie e potere di internet! 

Esiste poi la tecnologia cattiva, faccia opposta della stessa medaglia che, se usata male, può offendere, ferire e calunniare una persona. La legge è presto fatta: le parole scritte hanno sempre una valenza con effetti contrari e opposti a quelli che, si spera, si intendevano produrre. Ciò vale tanto per una mail, quanto per un articolo, quanto per i vari post sui social network o media. Ecco perché, prima di usare indiscriminatamente le parole, sarebbe opportuno, sempre e comunque, respirare, respirare ancora, poi scrivere, leggere e rileggere quello che si sta indirizzando ad una persona. Ché le malelingue si possono affrontare di petto, se si ha voglia di uno scontro frontale, mentre le offese e le supposizioni scritte, invece, lì rimangono e sedimentano. Lasciando strascichi talvolta difficili da cancellare. 

Comunque, come ultima cosa, vorrei aggiungere che questo post che state leggendo (forse) ora non l’ho scritto pochi minuti fa. E non ero nemmeno davanti al mio pc. No, signori, l’ho programmato!

Magie e meraviglie della tecnologia, appunto. 

Gozo, il giardino dell’arcipelago dei Cavalieri

Di Malta ho appena raccontato, ampiamente. Oggi, invece, voglio descrivervi la seconda isola dell’arcipelago, per grandezza: Gozo, l’isola di Calipso. Sì, avete capito bene, di Calipso. Secondo la leggenda, infatti, è proprio qui che la ninfa tenne imprigionato Ulisse per sette, lunghissimi anni. In una grotta che si può visitare. E, tutto sommato, secondo me a Ulisse non andò poi così male, considerando la bellezza mozzafiato di questo isolotto nel cuore del Mediterraneo.

Gozo panoramicaPer raggiungerla si prende il traghetto dal porto di Cirkewwa, Malta e la traversata dura circa 30 minuti. All’arrivo al porto di Mgarr, a Gozo, ci si rende conto subito di come, nonostante la vicinanza con Malta, l’isola di Gozo sia totalmente differente. Molto più rurale, verde e meno caotica della sorella maggiore, qui il traffico è quasi nullo, l’aria che si respira profuma di sale, mare e pane appena sfornato. Ma soprattutto, appena messo piede a Gozo, sembra di essere tornati indietro nel tempo. Il lento scorrere del tempo, l’atmosfera rilassata, il paesaggio punteggiato di piccole case in pietra e i campi a perdita d’occhio sono un toccasana per gli occhi, la mente e il corpo.

Gozo

Panorama dell’isola

L’isola della “gioia” (significato di Gozo in Castigliano) è un piccolo, grande concentrato di storia e cultura. A partire dalla sua capitale, Rabat (o Victoria), splendida città fortificata, arroccata su una collina che domina dall’alto l’isola. La sua Cittadella, un’imponente opera in muratura, è visibile da ogni parte dell’isola e venne eretta in epoca Medievale, sebbene la collina su cui sorge risalga al periodo neolitico. Inerpicandovi verso la cima di Victoria, approfittate di piccole soste lungo il percorso, per ammirare i negozietti che animano la città, in cui potrete acquistare oggetti di artigianato locale, soprattutto pizzi elaborati a mano, ma anche formaggi freschi, vini e altro ancora.

Victoria

Victoria

Fuori dalla vivace vita della capitale, la bellezza dell’isola di Gozo sta nei piccoli paesini e villaggi, oasi di pace silenziosi e tranquilli, in cui la vita scorre lenta e rilassata. I piccoli bar accolgono i turisti in visita con calore e la popolazione locale è accogliente e gentile. Ma questa è una caratteristica che contraddistingue, in generale, tutta la popolazione maltese. Tra i villaggi che meritano una visita si ricordano Mgarr, Marsalforn e Xlendi, ottimi anche dal punto di vista gastronomico. Qui, infatti, si trovano moltissimi ristoranti per tutti i gusti e tutte le tasche, che cucinano piatti tipici della cucina maltese, ma anche specialità della tradizione di altre culture, dall’indiana all’italiana.

Cosa visitare a Gozo

I Templi di Ggantija, a Xaghra, sono senza alcun dubbio uno dei siti archeologici più importanti al mondo, oltre che Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Sono datati intorno al 3600-3200 a.C. e si ritiene che, date le dimensioni imponenti di questi megaliti, siano stati costruiti da una popolazione di giganti. Da qui il nome Ggantija che in maltese significa, appunto, gigante. Composto da due templi costruiti in mattoni con alcuni megaliti la cui lunghezza supera i cinque metri e il peso di 50 tonnellate, il sito ha un caratteristico colore beige calcareo. Dopo la visita, fermatevi a curiosare tra le bancarelle appena fuori dal sito e approfittatene per comprare dell’ottima marmellata di fichi o oggetti di artigianato locale. La visita costa 9 € (adulti dai 18 ai 59 anni).

Ggantija Temples

Templi di Ggantija

L’antica prigione, sita nella cittadella a Victoria è collocata direttamente a fianco del tribunale dell’isola di Gozo, al quale era, un tempo, collegata. La prigione, divisa in due sezioni, ospita una mostra permanente nell’area un tempo destinata alla cella comune, e nell’altra sezione si trovano le sei celle individuali. La prigione venne usata come luogo detentivo dalla metà del 1500 fino all’inizio del 1900. Le pareti della prigione e delle celle sono coperte da incisioni e graffiti fatti, nel corso dei secoli, dai carcerati e riproducono scene di vita quotidiana, croci, nomi, giochi e figure antropomorfe. La visita costa 3 € (adulti dai 18 ai 59 anni).

La Grotta di Calipso si trova a breve distanza da Xaghra e, da qui, la vista sulla spiaggia rossa di Ramla Bay e sul mare cristallino è davvero meravigliosa. Si accede alla grotta attraverso una scalinata ripida e la vista sul mare dall’apertura nella roccia vi farà sentire dei moderni Ulisse.

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Grotta di Calipso

Il Museo Archeologico di Gozo permette un viaggio alla scoperta della storia dell’isola, dalla preistoria fino ai tempi più recenti. Qui si trovano esposti oggetti e resti che spiegano i rituali della tumulazione, della religione, dell’arte, della vita quotidiana. Il museo è ospitato all’interno di un edificio del XVII secolo e si trova appena dietro l’antica porta d’accesso alla Cittadella. La visita si sviluppa in tre sezioni distinte: Preistoria, Periodo Classico e Medioevo e periodo Moderno. La visita costa 3 € (adulti dai 18 ai 59 anni).

Infine, vi consiglio una visita della Basilica di Ta’ Pinu, costruita sul sito in cui sorgeva una cappella in cui, secondo la tradizione, una donna udì la voce della Vergine Maria. In seguito, molti miracoli e grazie ebbero luogo dove sorge la Basilica. La piccola cappella venne inserita nel progetto odierno della Basilica ed è ammirabile al suo interno.

Dove dormire

Sull’isola di Gozo si trovano hotel eccellenti e di alta qualità, ma anche e soprattutto farmhouse, ville immerse nel verde della campagna gozitana, praticamente tutte dotate di piscina e arredate con gusto.

Il Kempinski Hotel San Lawrenz 5* è un magnifico resort sito a poca distanza dalla Finestra Azzurra, spettacolare arco di roccia naturale che crea, appunto, una finestra. Con il suo giardino privato che si estende su una superficie di 30.000 mq, una Spa pluripremiata e ristoranti gourmand, questo hotel è uno dei migliori dell’arcipelago e di tutta l’area. Costo della camera, a notte, a partire da 199 € compresa la colazione.

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Kempinski Hotel San Lawrenz

Il TA’ ĊENĊ Hotel 5*, invece, è più piccolo del precedente (83 camere in tutto, in stile bungalow) e offre un’atmosfera tranquilla e rilassata davvero unica, grazie anche agli oltre 160 ettari di terreno che lo circondano, rendendolo “un’isola dentro l’isola”. All’interno della sua area di pertinenza, inoltre, si trovano resti preistorici datati intorno al periodo Neolitico (antichi di 5000 anni), dolmen e antiche strutture sepolcrali. La sua Spa e i ristoranti di cucina tipica gozitana, internazionale, vegetariana e vegana, ma non solo, completano l’offerta di questa struttura.

Ta' Cenc

Ta’ Cenc

Per vivere un’esperienza in farmhouse, invece, vi consiglio la Santa Katerina, sita nel villaggio di Xewkija, che dispone di salottino, cucina attrezzata, sala da pranzo e una piccola camera da letto con bagno al piano terra. Al primo piani, invece, si trovano altre tre camere da letto, una delle quali con bagno privato. Dal piano terra si accede alla piscina privata e alla zona attrezzata con barbecue. Il costo di questa farmhouse parte da 160 € al giorno, a persona.

Piscina Santa Katerina

Piscina del Santa Katerina

Dove mangiare

Al Ta’ French Restaurant, per assaporare piatti della cucina francese, italiana e maltese, in un ambiente chic e curatissimo. Qui vi consiglio di ordinare il Market Menu a prezzo fisso: 3 portate, escluse bevande, a partire da 35 € a persona.

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Ta’ French – cortile interno

L’Ortolan infine, uno dei tre ristoranti all’interno del Kempinski San Lawrenz, offre una cucina di classe, servizio ottimo e ambiente rilassato. Costo, per il menu a tre portate, da 50 € a persona, bevande escluse.