Il più bel vestito che ho indossato…

…è il sorriso che ti ho regalato l’ultima volta che ti ho vista vigile, cara nonna Pina. Eri ricoverata nella tua stanzetta di ospedale a Cuneo. Ne avevi già passate tante, ne avresti viste ancora parecchie. Passavo a trovarti direttamente dopo il lavoro: alla stazione di sorrisoTorino Porta Nuova saltavo sul treno per Cuneo. Un’ora di viaggio trepidante in attesa di vederti, parlarti, raccontarti le mie piccole, grandi cose. Attendere una tua carezza, che arrivava raramente, ma quando me la facevi era come se le nubi si dissipassero e il sole tornasse a splendere. Sapevo che stavi soffrendo molto, eppure avevi ancora un pensiero per me, per gli altri, prima che per te. La sofferenza ti aveva resa più dolce e più consapevole. Non dicevi mai che mi volevi bene, ma negli ultimi giorni me l’hai dimostrato spesso. A parole e a gesti. Quelle parole e quei gesti burberi che ero abituata a raccogliere da te, si erano come per incanto smussati. I tuoi occhi nei miei. Le tue labbra che si aprivano in un sorriso tutte le sere che arrivavo trafelata. Dalla stazione di Cuneo all’ospedale la strada la percorrevo volando. Non vedevo l’ora di arrivare da te, nonna. Di tenerti la mano. Il più bel vestito che ho indossato è stato la sera prima che tu ci lasciassi quando, in un ultimo barlume di consapevolezza su questo porco mondo che presto avresti salutato, mi hai accolta con un “oh, bambin, sati turna sì?” (oh, bambina, sei di nuovo qui?). Sì, nonna, sono di nuovo qui. E non vorrei essere da nessun’altra parte. Solo al tuo fianco. Quante volte tu, quando ero piccola, mi hai accudita, mi hai consolata se cadendo mi sbucciavo un ginocchio? Quante volte mi hai aiutata a superare le mie piccole paure? Quante volte mi hai incoraggiata, sostenendomi con le tue preghiere? Quante volte hai sopportato i miei assalti affettuosi, gli abbracci, i baci a stritolo che ti davo, nonostante sapessi quanto poco amavi il contatto fisico? Benché poi, nei tuoi occhi, comparisse sempre un vago sorriso soddisfatto?

Avrei dovuto dirtelo più spesso, quanto ti volevo bene. Quanto eri importante per me, nonna Pina. Il mio faro nella notte, il mio punto di riferimento per chiacchierate fiume al telefono quando volevo lamentarmi di qualcosa. Quando avevo un consiglio da chiedere. Quando volevo ricordare quel nonno che ho tanto amato, seppur vissuto per un periodo troppo breve. Oggi, cara nonna Pina, sono passati ben cinque anni da quel maledetto giorno in cui i tuoi occhi hanno smesso di guardarmi, le tue labbra hanno smesso di guidarmi, la tua presenza a tratti ingombrante ha smesso di farmi da faro. Sento un ballonzolio del cuore, a pensarci. Ma è una sensazione dolce-amara, che alla disperazione ha lasciato il posto dei ricordi e dell’affetto. Forte e presente oggi come allora. E so con certezza che, anche se non ti vedo più ogni giorno, anche se non ti sento, anche se….tu sei con me. Cammini di fianco a me, a noi e continui a guidarci da lassù.

Ti voglio bene, nonna Pina, adesso lo sai. Che il vento e le stelle ti portino questo mio pensiero.

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