Buongiorno coccinelle

bozhi-korovki-rasteniyaChissà se questo stato di grazia durerà….Nel dubbio, mi godo ogni singola nottata che ci sta capitando da alcuni mesi a questa parte. Eh sì, le mie Gem stanno diventando grandi. Se escludiamo i raffreddori, i mal di pancia, il caldo e altre varie ed eventuali, da qualche tempo Ludovica e Veronica dormono tutta la notte. Da sole. Nei loro lettini. E a me pare che finalmente la virata giusta sia stata compiuta. Certo, addormentandosi alle 21.30 massimo, non si può pretendere che dormano fino a mattina inoltrata. E infatti la sveglia suona per loro intorno alle 6.30, 7 massimo. Ma è una grande, enorme conquista. Ancora ricordo con angoscia le notti passate a mettere ciucci, rimettere ciucci, sbatacchiare i lettini, far partire i carillon a nastro a causa dei frequenti risvegli.

Dormivano si e no un’ora e mezza, due al massimo senza muoversi, poi cominciava il ballo notturno. Un pianto di qua, una lacrima di là, un urlo, un boato. E via di suddivisione dei compiti: una Gem con me, l’altra con Andrea. Di dormire, bene, neanche a parlarne. Ma ora le mie piccole coccinelle stanno crescendo. I ritmi sonno veglia si stanno piano piano regolarizzando. E io non posso far altro che annotare con gioia il passaggio dalle levatacce notturne ad una pseudo quiete. Certo, hanno ormai due anni. Ovvio, è abbastanza normale. Ma quando, per quasi 24, lunghissimi mesi consecutivi, le notti che dormi senza svegliarti ogni quarto d’ora le conti sulle dita di una mano o quasi, il cambiamento in positivo lo noti. Eccome!

Fatta eccezione, come dicevo, per alcuni episodi legati per lo più a disagio dato da moccolotto al naso, respiro affannoso, raschietto in gola, varie e similari. Per non parlare delle volte (poche, per fortuna), che Veronica decide in piena notte di urlare “Mamma, pollo!”. E io che, assonnata e frastornata, cerco di capire se ha realmente fame o se sta semplicemente sognando. Triste a dirlo, ma di tutte le cose che poteva prendere da mia mamma, ha deciso di appropriarsi proprio del sonniloquio. Ma tant’è. E probabilmente anche questa peculiarità passerà. Ad ogni buon conto, sperando di non essermi attirata addosso la sfortuna di chi canta vittoria troppo presto, finalmente si ricomincia a riposare. Del sonno dei giusti (forse) e certamente del riposo tanto agognato dei gemellitori. Che non è poca cosa.

Buongiorno Coccinelle e grazie di averci messo, tutto sommato, non troppo.

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Noi e le passeggiate lunghissime

In questi giorni penso spesso ai chilometri infiniti macinati quando le piccole erano piccoline davvero. Mattina, dopo pranzo, pomeriggio, ogni momento era buono per uscire e camminare, camminare, camminare ancora. Per tenerle buone, per farle dormire, per placare la mia ansia di inadeguatezza. Mi sembrava che il solo fatto di faticare e tenerle fuori di casa, all’aria aperta, potesse in qualche modo agevolarmi la vita di mamma, da mamma. La fatica di raggiungere il semaforo alla fine della salita, spingendo con tutte e due le braccia ben distese in avanti, i muscoli che ultimamente urlavano per l’acido lattico, che tra i chili del passeggino e quelli delle Gem, era un esercizio mica da ridere!

10414861_770530896399013_4621224155237492825_nPartivamo, noi tre insieme, alla scoperta di quartieri inesplorati, di stradine senza via d’uscita, col dietro front incorporato e il sorriso sulle labbra. A salutare i nostri amici cagnolini che col tempo avevano imparato a conoscerci e ci aspettavano: Asso al mattino, Topolino al pomeriggio. E poi via, dentro al parco, la sosta sotto le chiome frondose degli alberi, la fontana a fare da ninna nanna, un giornale per scacciare via le zanzare in attacco. Quanto era bello vedervi dormire serene, con il segno del porta ciuccio ben stampato sulle guanciotte grassottelle, una manina appoggiata sul mento, i piedini a scalciare a destra e a sinistra. Ogni tanto, una moto passava rombante a disturbare il vostro sonno e allora, di corsa a nascondermi, nascondervi in qualche via laterale, nella speranza che dietro i portoni grigi non ci fossero cani da guardia pronti a latrare. Che se no la mia fatica di preservarvi il sonno sarebbe stata vana. Un paio di occhietti cisposi che si aprivano appena, controllavano che ci fossi ancora, per poi richiudersi sul sonno dei giusti. Sul sonno degli angeli.

Ormai quelle passeggiate fiume sono solo un ricordo. Beh, le facciamo ancora. Di chilometri ne maciniamo noi tre insieme. Ma la bellezza di quei pisolini, la serenità dei vostri respiri lievi e l’acido lattico a urlarmi nelle gambe non ci sono più. Sono rimasti un ricordo. Dolcissimo e lontano. Siete cresciute, piccole Gem. Quasi vi addormentate da sole, ora. Il passeggino è diventato uno strumento da usare il meno possibile, visto che non ci volete più stare. O ci state giusto il minimo indispensabile per arrivare da A a B. E io penso a quanto mi mancano quei mesi. Mesi difficili, intensi, di sonno scarsissimo, di fatica, di spaesamento, di non conoscenza. Mesi in cui mi lamentavo, non vedevo l’ora che cresceste, che foste più autonome, che tutto non fosse sempre e comunque un problema enorme da scavalcare a fatica. E invece, oggi, guardando indietro, non posso far altro che chiamarmi stupida. Per non aver saputo cogliere la meraviglia di crescere insieme. Per non aver capito quanto belli fossero quei momenti di noi tre. E ora che tutto sta per cambiare di nuovo, ora che vi vedrò ancora meno di prima, non posso far altro che riflettere su come io sia strana: mai soddisfatta e sempre rivolta al passato. Mai contenta del presente e sempre pervasa da una punta di dolce-amara nostalgia per quello che è stato e non sarà più. Cercherò di far tesoro di ogni momento che passerò con voi, d’ora innanzi, senza pensare a ciò che non c’è più, ma godendo di ciò che è qui. Ora. Vi voglio bene. Aspettatemi!

Breve storia del bassotto

Il bassotto non è un cane qualunque. Il bassotto quando abbaia, urla. Nonostante la piccola stazza, i suoi latrati intimoriscono cani ben più grossi di lui. Il bassotto ha un ego smisurato: ti guarda fisso e sembra dirti “oh, bello, sia chiaro che il capo qui sono io”. Non accetta sgridate, se lo rimproveri, ti mostra il lato B e continua a mugugnare. L’ultima parola è la sua. Il bassotto non ha ben chiare le sue reali dimensioni: vede benissimo quelle dei suoi simili, ma sempre a causa del suo ego pensa di essere enorme. E, col suo carattere, un po’ lo è davvero. 

Il bassotto non corre, vola. Plana sull’erba, pancia rasoterra e orecchie svolazzanti. Il bassotto quando gira a destra o a sinistra mette la freccia: le sue orecchie sbatacchianti e morbidissime si alzano in automatico a segnalare il cambio di direzione. Il bassotto non chiede attenzioni, le pretende. Guaisce, fa versi, ti lecca e infila il muso dappertutto finché non ottiene le coccole che tanto ama. 

Il bassotto mangia, rosicchia e distrugge qualsiasi cosa gli capiti a tiro. E non provare a sgridarlo! Che per vendicarsi potrebbe mangiarsi qualcosa che ti sta veramente a cuore o che ti serve sul serio (tipo le coperte). Il bassotto, infine, non dorme: cade in catalessi. E può andare avanti ad oltranza senza muovere un muscolo. Ha un carattere dominante, piagnucola spesso, rifiuta i rimproveri, ma anche per queste caratteristiche è un amico unico, che non cambierei con alcun altro al mondo. 

Questo pensiero è per te

L’altra notte ti ho sognato. Eri seduto spalle alla finestra. Camicia azzurra, gilet nero, jeans. Parlavi di pentole antiaderenti. Che dicevi dover comprare. Non mi sono accorta che ti stavo sognando. Altrimenti ti avrei abbracciato, ti avrei fatto domande. Ti avrei detto le parole che negli ultimi mesi ho sognato di dirti. Tutte le parole che non ti ho detto come avrei voluto. 

E ora, ovunque guardi, c’è sempre qualcosa che mi ricorda te: il cagnolino Boby trainabile che avete regalato a Veronica e che portavamo sempre da te a pranzo, la domenica. La tuta blu che avete regalato a Ludovica per il suo onomastico l’anno scorso. Ancora la porta, sai? 

La foto di me piccola, in braccio a te. Tu con la sigaretta accesa e un bel sorriso schietto. E non riesco a non pensare a quale vuoto senza senso hai lasciato. In Gianna, che pare ancora più magra e sparuta di prima, cogli occhi enormi su un corpo smagrito. Sembra un uccellino. In Edoardo, che si trincera dietro un’aria imperturbabile. Nessuna emozione apparente. Nessun solco nel suo essere granitico. In mamma, che non si riprenderà mai da questa botta. Cip & Ciop non dovevano essere separati. Non così presto. In Annamaria, che sembra persa nonostante la corazza indipendente che ha sempre eretto intorno a sé. In Alessandro, che è il più enigmatico.

E poi ci sono io. Che ho perso tre punti saldi in uno: uno zio, un padrino, un “papà”. Io che non mi sono ancora sfogata. Io che non accetto. Io che devo tenere duro, per le bimbe, per mamma, per tutti. Io che, la prossima volta che ti sognerò, saprò cosa fare. Ti dirò finalmente le parole che ti ho mandato via messaggero mentre eri in ospedale: ti voglio bene. 

E magari ci aggiungerò “bel maschione”. Tu ed io sappiamo perché. 

Questo pensiero è per te

L’altra notte ti ho sognato. Eri seduto spalle alla finestra. Camicia azzurra, gilet nero, jeans. Parlavi di pentole antiaderenti. Che dicevi dover comprare. Non mi sono accorta che ti stavo sognando. Altrimenti ti avrei abbracciato, ti avrei fatto domande. Ti avrei detto le parole che negli ultimi mesi ho sognato di dirti. Tutte le parole che non ti ho detto come avrei voluto. 

E ora, ovunque guardi, c’è sempre qualcosa che mi ricorda te: il cagnolino Boby trainabile che avete regalato a Veronica e che portavamo sempre da te a pranzo, la domenica. La tuta blu che avete regalato a Ludovica per il suo onomastico l’anno scorso. Ancora la porta, sai? 

La foto di me piccola, in braccio a te. Tu con la sigaretta accesa e un bel sorriso schietto. E non riesco a non pensare a quale vuoto senza senso hai lasciato. In Gianna, che pare ancora più magra e sparuta di prima, cogli occhi enormi su un corpo smagrito. Sembra un uccellino. In Edoardo, che si trincera dietro un’aria imperturbabile. Nessuna emozione apparente. Nessun solco nel suo essere granitico. In mamma, che non si riprenderà mai da questa botta. Cip & Ciop non dovevano essere separati. Non così presto. In Annamaria, che sembra persa nonostante la corazza indipendente che ha sempre eretto intorno a sé. In Alessandro, che è il più enigmatico.

E poi ci sono io. Che ho perso tre punti saldi in uno: uno zio, un padrino, un “papà”. Io che non mi sono ancora sfogata. Io che non accetto. Io che devo tenere duro, per le bimbe, per mamma, per tutti. Io che, la prossima volta che ti sognerò, saprò cosa fare. Ti dirò finalmente le parole che ti ho mandato via messaggero mentre eri in ospedale: ti voglio bene. 

E magari ci aggiungerò “bel maschione”. Tu ed io sappiamo perché. 

Un incredibile progetto per bimbi siriani

L’aeroporto di Monaco è promotore di una splendida iniziativa per bambini siriani rifugiati: una squadra di ciclisti tedesco-siriani insieme a membri dell’aeroporto di Monaco partiranno per un viaggio in bici di oltre 2.300 km da Monaco, direzione Granada. Un viaggio lungo, attraverso sei Stati europei, passando per due catene montuose, sostenuti e supportati solo dalla forza dei muscoli. Il gruppo, composto da cinque uomini e una donna, di cui due impiegati aeroportuali e tre siriani, partirà da Marienplatz il 30 maggio alla volta della Spagna. I rifugiati, partiti dalla loro terra natia martoriata dalla guerra, sperano con questa iniziativa di lanciare un forte, chiaro messaggio di pace. Il tragitto dovrebbe durare all’incirca 11 giorni, sulla base di una media giornaliera di 237 km. 

 Dall’Europa centrale, alle Alpi occidentali, alle Ande, fino alla città di Granada che, con la sua storia moresca, è considerata da molti come una città simbolo di tolleranza, convivialità pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani. Una città con una valenza ancora più simbolica e un significato di integrazione profondo. 

Il viaggio sarà sponsorizzato quotidianamente sulla pagina Facebook dedicata http://www.facebook.com/RoadToGranada e avrà l’obiettivo anche di raccogliere fondi per aiutare i bambini siriani permettendo loro di frequentare la scuola anche se hanno dovuto lasciare le loro case, tramite le sovvenzioni alle scuole temporanee che operano attualmente nei campi rifugio. 

Il gruppo passerà anche in Italia, in Lombardia e Piemonte. 

Una bella iniziativa che, strano a dirsi, una volta tanto parte dalla Germania. 

Perché i bambini devono sporcarsi

bambino-sporco-di-pitturaSono una abbastanza schizzinosa. Detesto immergere le mani nella farina o in qualsiasi altro preparato appiccicoso. Detesto sporcarmi le mani per preparare impanature, torte o similari. Ecco perché non sarò mai una buona cuoca. Detesto mettere le mani nella sabbia. Non parliamo dei piedi. Mi dà così fastidio che non appena un granello di sabbia si posa sui miei piedi, devo correre a sciacquarli immediatamente. Pena una crisi isterica senza precedenti. Detesto piantare o rinvasare i fiori, è un compito che spetta a mio marito. Mi piacciono i vasi ben curati, i fiori rigogliosi e le piante ben potate, sia chiaro. Ma odio sporcarmi le mani con la terra. Non concepisco assolutamente quelle attività che, in qualche modo, possano impiastricciarmi le mani. Insomma, non sono una persona dotata di una buona manualità spiccia.

E mi rendo conto che, ora che ho due bambine, questo è un grande, enorme limite. Va bene l’igiene, va bene la pulizia, benissimo l’attenzione ai microbi. Ma i bambini, secondo il mio modesto parere, devono crescere liberi di sporcarsi. Non sto parlando di zompare nelle pozzanghere come fanno Peppa Pig e il suo fratellino George. Né di rovesciarsi addosso la qualunque come fa Masha in alcune puntate. Per carità. Ma sedersi nell’erba fresca in un parco, raccogliere ramoscelli, giocare con la sabbia, mi sembrano attività che possono sviluppare capacità cognitive-comportamentali di una certa qual utilità. Ho avuto una mamma che mi ha trasmesso la paura dei microbi e, benché nel corso degli anni la mia soglia di guardia si sia notevolmente abbassata, tuttavia non posso dire di essere propriamente “guarita”. E, a detta di alcuni medici, molte delle mie allergie sviluppate nel corso degli anni sono state proprio causate da questa educazione estrema all’igiene. Ripeto: con ciò non voglio dire che permetto alle Gem di lanciarsi in ogni dove o di rotolare nel fango. Dico solo che, a ragion veduta e sulla base di teorie pediatriche recenti, lascio che vivano l’ambiente esterno molto più di quanto sia stato a me concesso.

Giusto o sbagliato che sia, loro sono felici. E io pure. Fanno esperienza, giocano, si sporcano e, una volta a casa, acqua e sapone non glieli toglie nessuno! E io tento di superare le mie fobie giocando con loro. Speriamo che non abbiano, in futuro, tutte le allergie che mi hanno accompagnata per anni. E speriamo anche che da grandi siano cuoche, giardiniere, creatrici migliori di me. O che siano semplicemente quello che vogliono, senza la preclusione di alcuna esperienza utile alla loro crescita.

Ai problemi (di capelli) c’è rimedio!

Ho sempre avuto i capelli fini, anzi finissimi. Chiamarli spaghetti è tutto sommato far loro un gran complimento! Inutili i tentativi di dar loro un pò di volume, altrettanto vane le speranze di districarli senza romperli, spezzarli e perderne una quantità industriale, primavera o meno.

1Poi, però, ho dovuto ricredermi. Janeke è un brand italiano che conoscevo bene soprattutto per gli accessori per capelli (elastici, pinze e robe così). Accessori pratici, eleganti, di qualità, dai costi ragionevolissimi, cui mi sono sempre affidata nel tempo. Quando ho dovuto trovare una soluzione alla mia messa in piega (tenendo conto anche della scarsa quantità di tempo di cui dispongono, avendo due figlie piccole), mi sono affidata alla spazzola #superbrush sp226, quella bianca e traforata che vedete nella foto. Non solo rende i capelli setosi, ma soprattutto non li strappa, distribuisce uniformemente il calore del phon su tutta la lunghezza e i capelli sono asciutti in pochi minuti. Tutti vantaggi per chi, come me, ha capelli fini e lunghi, che necessitano di cure specifiche e di coccole a cinque stelle.

janeke

Terminata la piega, poi, ho usato la spazzolina argento, chic, elegante e superpratica (dimensioni ridotte, ma capacità degne di colleghe più ingombranti) che, grazie al trattamento di cromatura galvanica in argento, non elettrizza i capelli! Una meravigliosa scoperta, mai più senza! La spazzola ovale sta comodamente nel beauty argento, insieme a tanti altri prodotti di bellezza di cui non si può proprio fare a meno: crema idratante e protettiva a medio SPF (adatta a questa stagione), fondotinta per i ritocchi, mascara e, ovviamente, specchietto a doppio ingrandimento per chi, come me, ha bisogno di vedere bene dove passare il mascara, onde evitare spiacevoli sorprese! La ditta ne propone davvero moltissimi, dal design elegante e sobrio. Li trovate qui.

io

Che ve ne pare del risultato? 🙂

Perché scegliere Jäneke? Perché è leader nel campo della bellezza, perché vanta una storia lunga 180 anni (e scusate se è poco), perché si è evoluta, nel corso della sua storia, specializzandosi in accessori, cosmesi e molto altro ancora. Ma anche, e soprattutto, perché è un’azienda che produce prodotti 100% Made in Italy, fatti a mano, che mixano sapientemente innovazione, tecnologia e tradizione, con un occhio di riguardo al complesso e variegato universo femminile.

Per maggiori informazioni su Jäneke potete:

 

Elisabet calzaturificio presenta la collezione AI 2016/17

Il Calzaturificio Elisabet, azienda marchigiana leader nel settore delle calzature junior, presenta le nuove collezioni Autunno/Inverno 2016-17 dei marchi di proprietà Walkey, Morelli e Walk Safari. Guidata dalla famiglia Vallasciani,  l’azienda, che ha sede a Monte Urano (FM), vanta una storia di oltre trentacinque anni e si contraddistingue per passione, qualità, stile ed una gamma di prodotti autentici Made in Italy.

walkeyUltima nata in casa Elisabet, la collezione Primi Passi Walkey fa il suo esordio nella stagione Autunno/Inverno 2016-17. Altamente innovativa, caratterizzata da materiali naturali ed ecologici, pone una particolare attenzione nella cura dello stilismo, risultato di studi mirati sulle forme e sul design anatomicamente adeguati alla fascia d’età cui si rivolgono. L’intera linea guarda al benessere e alla salute dei più piccoli: scarpine che sono mini capolavori artigianali, interamente Made in Italy e che incontrano requisiti anatomici essenziali con specifiche accortezze quali ad esempio l’utilizzo esclusivo di pellami soffici e a concia vegetale, la realizzazione di solette con arco plantare ed estratto di Aloe Vera, fondo flessibile e antiscivolo, inserti imbottiti che riparano le articolazioni e ne assicurano il corretto movimento. Il gusto estetico si aggiunge agli aspetti puramente tecnici e produttivi: glitter, frange e colori cangianti per le bambine, color block in blu navy, tortora e moro, con stringhe a contrasto, per i maschietti.

MorelliLa nuova collezione Morelli parla ancora una volta di stile, eleganza, glam e fashion trend. Bambine e bambini, baby e teenager, ragazzi e ragazze dallo spirito contemporaneo ed originale avranno l’opportunità di indossare calzature trendy e alla moda, ideali per la scuola, per il tempo libero e per le occasioni importanti. Il mood casual e sportivo caratterizza le sneaker, basse o alla caviglia, patchwork o in stampa rettile, con alti fondi in gomma o basket style, purché si distinguano ai piedi di chi le veste. Boot e stivaletti sono decorati con frange dai richiami indie mentre su beatles e anfibi brillano borchie e metal studs. Lo stile college domina la collezione con una vasta gamma di stringate man style in vernice nera, tutte caratterizzate da una lunga frangia removibile, proposta in tonalità metallizzate, cavallino, maculati e pitonati. Morelli rispecchia le esigenze della new age ed accontenta con le sue proposte moda grandi e piccini.

WSWalk Safari non tradisce le aspettative e presenta una nuova collezione invernale dal carattere grintoso e vivace, ispirata allo street style. Colorate, sporty, fancy e dedicate a piccoli supereroi quotidiani, le sneaker sono realizzate in pelle, camosci, tessuti tecnici e waterproof. Come uscite da un laboratorio creativo mescolano tonalità accese e a contrasto, effetti used e grunge, colori pieni e fondi abbinati. Walk Safari affronta il freddo dell’autunno/inverno anche ad alta quota e propone tanti polacchini dallo stile trekking in nabuk colorato: dal classico giallo al verdone, dal blu al grigio, sia stringati che con chiusure in velcro. Per chi ama giocare, correre e divertirsi in tutta sicurezza, il brand assicura la scelta dei migliori materiali, una calzata comoda, un look moderno e versatile.

Walkey

Modelli Walkey

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Modelli Walkey

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Modelli Morelli

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Modelli Walk Safari

Ecco perché non farai fortuna

Perché non sei figlio di, nipote di, amico di. Sì, basterebbe essere amico di, e invece non lo sei. Perché nonostante tutto, dici sempre quello che pensi. E questo, nella nostra società, non è apprezzato. Non sempre almeno. 

Perché lotti, ma non stringi alleanze di comodo. Ti arrabatti a fare mille cose, con passione, usi tutto il tuo tempo libero per le tue passioni, magari anche la notte, ma invece di ricevere plausi, guadagni sguardi torvi. 

Perché non sei capace e mai lo sarai di fare buon viso a cattivo gioco. E invece dovresti imparare che così va il mondo. Perché la schiettezza, la solitudine, l’indipendenza e l’autonomia non sono considerate doti, ma limiti. 

Perché esci dal gruppo troppo spesso, o forse non ci sei mai entrato. Perché invece di sorridere, sempre e comunque, sputi, come un lama, per proteggerti e difenderti. 

Perché sei testardo e poco incline ai giochi di potere. Non lo sai che nella vita si va avanti stringendo alleanze? Anche quelle scomode? 

Perché, nonostante si faccia così, preferisci fare diversamente, anche se in tanti anni la lezione dovresti averla imparata. E invece no. Procedi sulla tua strada, che vedi curva, erta e lunga, la preferisci a quella dritta, mentre sarebbe molto più semplice prendere le scorciatoie che l’esperienza dovrebbe averti già mostrato tante, tantissime volte. Ma faticare per ottenere è quasi una sorta di comandamento. Per giusto o sbagliato che sia. 

Sì, dovresti fare all’opposto di come fai. Ma non lo fai. E sai una cosa? Io sono fiera di te. Di come sei e di come inevitabilmente continuerai ad essere. Perché rifuggi i compromessi, fatichi giorno dopo giorno, sudi, ti disperi, risali. Non farai fortuna, probabilmente. Ma per me è meglio così. 

Dura lex sed lex.