Dicotomia della parti, volume 2

Affrontiamo oggi altre situazioni del vivere comune con cui uomini e donne si interfacciano in modo diametralmente opposto.

La spesa al supermercato.

21ab692127768149dea8b28761c393cbDonna: stila una lista completa e accurata, segnando anche cose che in realtà in casa ci sono, ma non si sa mai, magari potrebbero finire improvvisamente. Tipo la carta igienica, che se arriva nelle mani delle Gem viene srotolata in un batter di ciglia, stile cane della Scottex. E capirete bene che la carta che ha toccato terra non viene riutilizzata. Spesso la lista viene lasciata a casa, ma la donna ha la capacità di ricordare sgarbi subiti nel secolo precedente, figurarsi dunque una qualsiasi listuccia della spesa. Entra nel supermercato a passo di marcia, il carrello spinto come se fosse il suo fido destriero, acchiappa roba a destra e a sinistra e, nel minor tempo possibile, è già alla cassa, pronta a pagare e ad andarsene.

Uomo: ti ricorda nei momenti meno opportuni quello che manca. Quando gli fai notare che c’è un foglio di carta appositamente utilizzato allo scopo, finge di non sentire. E allora prendi nota tu. Puntualmente, come per la donna, si dimentica di portare la lista con sé, ma anziché far affidamento sulla sua (scarsissima) memoria, ti chiama. Non una, ma due, tre, quattro volte. Per sapere cosa c’era da prendere. E s’infuria pure se tu, che sei al lavoro, non puoi essere scattante e veloce come vorrebbe lui nel ricordargli ciò che manca.

La macchina.

Donna: la macchina per lei è un prolungamento della sua casa. Ci puoi trovare riviste, trucchi, centinaia di ombrelli (che se poi piove e sei in giro come fai?), scontrini degli ultimi acquisti, giochi dei bimbi, scarpe di ricambio, almeno due segna-orario, nel caso in cui si parcheggi in area a tempo limitato. Gli specchietti laterali vengono utilizzati solo in caso di estrema necessità, per il resto, sono considerati degli accessori carini della macchina, cui prestare scarsa attenzione. La donna usa, nella maggior parte dei casi, lo specchio centrale. E’ la sua guida, il suo punto di riferimento, la sua forza. Ma soprattutto, la macchina della donna ha un nome. Sempre.

Uomo: qui il discorso cambia. L’auto è sì un prolungamento, ma di qualcos’altro. Quando l’uomo si affianca a qualcuno che ha una macchina simile alla sua, valuta quanto la propria sia più grande, potente, scattante e prestante di quella dell’altro. E, se per disgrazia vi trovate in macchina col vostro compagno, fermo al semaforo di fianco ad un’altra coppia, potrete notare gli sguardi di sfida che si lanciano, piede sull’acceleratore, rombi di tuono, sorrisetti di sfida. Pronti a far sgommare le ruote per essere i primi a partire. E lasciare l’altro nella polvere. La macchina dell’uomo è (spesso) così pulita che pare una sala operatoria pronta per un intervento: alette parasole o tutte su o tutte giù, braccioli rigorosamente in posizione, appoggiatesta perfettamente allineati. La macchina dell’uomo viene lavata in media 3 volte al mese e aspirata altrettanto. La mia macchina, quando vede il lavaggio auto piange di gioia.

Lo shopping per le bambine.

Donna: la mamma sa, ancor prima di entrare in un negozio, cosa vuole comprare per i propri figli. Sa cosa serve, cosa manca, cosa è diventato irrimediabilmente stretto. Per questa attività non serve la lista, la mamma ha tutto ben stampato in mente. Entra nel negozio con fare generalesco, tocca i tessuti, scruta i colori, chiede alle commesse le percentuali esatte di cotone/elastan/lana/acrilico. Percentuali che devono essere bilanciate al grammo, altrimenti non se ne fa niente. E, mentre è nel negozio, siccome la lista ce l’ha in mente, ma la fantasia può essere solleticata, acquista anche accessori che non erano propriamente programmati, tipo cappellini, sciarpe, guanti, calze… Inutile dire che, quando la mamma esce dal negozio, la commessa è felice. Per due motivi: per i soldi incassati in meno di mezz’ora e per essersi liberata dell’inquisizione.

Uomo: è impacciato, sfila tra i banconi come se si trovasse nel reparto di ostetricia e ginecologia e dovesse far partorire lui le donne ricoverate. Suda, incespica, balbetta. Per lui un paio di jeans e un vestito di lana sono la stessa cosa. La loro funzionalità è comunque vestire. Di solito, acchiappa la prima roba che gli capita tra le mani, sbagliando taglia e colore, e corre a pagare. Così da poter uscire all’aria aperta il più in fretta possibile.

Che dire, siamo diversi e, forse proprio per questo, ci compensiamo. Ma la nostra capacità, tutta femminile, di essere flessibili, quella loro proprio non ce l’hanno.

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Appassionati del vintage? Ecco un appuntamento che non potete perdere

Alzi la mano chi, di fronte ad un abito anni ’30, ad un paio di pantaloni a zampa, ad una Giardinetta o ad una locandina di vecchi film, tipo La Dolce Vita, non ha chiuso per un attimo gli occhi, tornando indietro nel tempo. Un tempo che, anche se non si è vissuto di persona, ha comunque un che di leggendario da ricordare con nostalgia.

A me, per esempio, capita con i quadri di abiti d’epoca di fine ‘800. Ma non solo.

alitaliaQuindi, se anche per voi è così, o se semplicemente siete curiosi, vi segnalo un appuntamento con il vintage che non potete perdere. Giovedì prossimo (27 ottobre), le famose Swann Auction Galleries metteranno all’asta rarissimi ed importanti poster vintage sul turismo e sul viaggio. L’asta si terrà su eBay, in tempo reale, permettendo così agli utenti attivi che usano abitualmente la piattaforma, ma anche ai semplici curiosi (me compresa), di poter tentare di aggiudicarsi uno o più di questi meravigliosi poster di viaggio. La maggior parte di essi risale alla metà del 1900 e racconta campagne pubblicitarie o presentazioni impattanti su destinazioni come l’India, la Russia, la Francia, l’America e anche, in minima parte, l’Italia. L’orario di inizio dell’asta (ora italiana) è alle 7.30.

Tra i pezzi più pregiati ci saranno un poster della Pan Am che sponsorizza la possibilità di raggiungere isole tropicali sconosciute a bordo di un Boeing 314 Flying Clipper, una locandina dell’Air France che presenta il network di collegamenti della compagnia aerea, un’immagine pubblicitaria elaborata da Emil Cardinaux per il famoso Palace Hotel di St. Moritz, una locandina dell’Alitalia e un poster di promozione della campagna “viaggi in treno” che propone la Quinta Strada di New York.

Se volete partecipare all’asta o anche semplicemente dare un’occhiata, lo potete fare cliccando qui. Certo, i prezzi non sono esattamente modici, ma alcuni dei poster in vendita sono dei veri capolavori ed è un pò come portarsi a casa un pezzo di storia del turismo, a livello mondiale.

Le Gallerie d’Asta Swann furono fondate nel 1941 come attività principalmente specializzata nelle vendite ad incanto di libri rari e antichi. Oggi è la casa d’aste specializzata in opere su carta più grande di tutto il mondo. Le vendite condotte dalla Swann ogni anno sono circa 40 e riguardano prodotti come i libri, gli autografi (come quello di Roosevelt o di Reagan), le mappe e gli atlanti, le fotografie e i libri fotografici, dipinti e disegni (con opere di Pisarro, per esempio), poster vintage, belle arti afro-americane e articoli di arte illustrata (come copertine vintage di Vogue o Harper’s Bazaar).

L’appuntamento con la storia, dunque, è giovedì 27 ottobre, dalle 7.30, su eBay.

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Morbosa curiosità

Quando esco di casa con le Gem ho sempre l’impressione di portare a spasso un gatto a tre teste. Si sprecano i commenti, gli sguardi sfuggenti che tornano sulle bambine non appena io faccio finta di voltarmi, gli avvicinamenti a passo di marcia di quelli che da lontano scorgono il passeggino doppio e aumentano la falcata per essere sicuri di piombarci davanti e poter dire la loro.

gattiI gemelli, mi pare, sono una sorta di fenomeno da circo. Come la donna barbuta o l’uomo elefante. In alcuni suscitano sorrisi e domande irriverenti, in altri una sorta di compatimento (per me) e ilarità (per come loro reagiscono alle attenzioni). Se sei mamma di gemelli, non puoi farti una passeggiata in totale anonimato. La spider doppia ti lancia subito sul palcoscenico della curiosità. Spesso, a mio parere, morbosa. Quanto hanno? Come si chiamano? Perché non le veste uguali? Si cercano spesso, vero? Hanno sicuramente un legame particolare. E altri commenti di questo tipo, che non sto a riportarvi.

I gemelli, le mie Gem, sono bambini normali. L’unica cosa fuori dal comune è la gravidanza in sé che ha portato a generarle. Ma, ve lo assicuro, non camminano sulle acque, non lanciano fiotti di ragnatela dai polsi, non si arrampicano sui muri e, soprattutto, non hanno poteri paranormali. Eh sì, perché mi è stato detto anche questo. Che i gemelli hanno il potere della telepatia. Ricordo ancora quando parlavo con un’amica e sua sorella (gemella). A proposito di questa supercagata della telepatia, lei mi diceva che non c’era nulla di portentoso, semplicemente, vivendo gomito a gomito, si conoscevano talmente bene che una sapeva cosa passasse per la testa dell’altra. Un pò come accade tra madre e figlia o tra coniugi alla soglia delle nozze di diamante. E non si tratta di gemelli, ma di persone che si conoscono.

Il fatto però di camminare con due bambine pressoché uguali, rende la mamma e le Gem oggetto di morbosa curiosità. Trovo molto triste che non vengano identificate come Ludovica e Veronica. Per moltissimi, loro sono le gemelline. Certo, hanno trascorso la loro vita pre-nascita insieme. Certo, crescono giorno dopo giorno con la presenza costante l’una dell’altra. Ma, a parte questo, cosa c’è di così anormale da renderle oggetto di mille, troppe attenzioni?

La scienza stessa rende i gemelli una sorta di fenomeno da baraccone, degno di essere studiato, analizzato, catalogato. Forse non sapete, infatti, che l’Istituto Superiore di Sanità dispone di un Registro Nazionale Gemelli (CNESPS). Questo è un vero e proprio progetto di ricerca promosso dal Ministero della Salute nel 2001. I gemelli vengono studiati perché “di fondamentale importanza nella ricerca biomedica” in studi a livello fisiologico, patologico, psicologico.L’iscrizione a questo Registro comporta fornire il proprio consenso di genitori a far selezionare i propri figli per specifici studi. E qui mi fermo. Non ho le competenze necessarie per comprendere appieno le implicazioni di tutto ciò. So solo che quando mi sono arrivati i documenti a casa, per l’iscrizione di Ludovica e Veronica in questo Registro, sono rabbrividita. Perché la prima cosa che mi è venuta in mente è lo studio compiuto, a suo tempo, dal Dottor Morte, Mengele. Che faceva esperimenti, sezionava con metodi inumani coppie di bambini gemelli, soprattutto monozigoti (come le Gem). E allora, in tutta onestà, non me la sono sentita di iscriverle. Da grandi, se vorranno, lo faranno loro stesse.

Per ora voglio continuare a ritenerle, a ragione, due bambine qualunque.

Photo-gallery della felicità

E mi scusino gli illustri esponenti dell’Accademia della Crusca se ho usato il termine inglese per indicare una banalissima galleria di immagini. Ma photo-gallery fa tanto figo e tanto chic e anche tanto esotico. Sembra che ti si aprano mondi immensi, bellissimi, lontani e anche un pò irraggiungibili. Oggi voglio darvi il buongiorno così, con immagini positive. E con una frase del mitico Winnie The Pooh “Il momento più felice della vita coincide con il secondo prima di mettere in bocca il miele. Quel secondo non è secondo a nessuno”.
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Dicotomia delle parti, volume 1

La differenza di genere è un assioma. Assodato e tanto più evidente nella quotidianità. Per meglio farvi comprendere il concetto, vi riporterò qui alcuni esempi, certa che ognuna/o di voi ci si ritroverà più o meno nella totalità. E, signori maschietti, siete pregati di prendere questo articolo con le dovute cautele del caso. E’ pur sempre una donna che scrive e che pone nero su bianco il proprio pensiero. Che non è mai come il vostro, tranne rarissime eccezioni.

Le bambine piangono disperate.

vignette-uomo-donnaModus operandi femminile: Oddio, c’è qualcosa che non va? Le portiamo al pronto soccorso? Misuriamo la febbre? Forse non hanno digerito. Che facciamo? E via di abbracci, baci consolatori, tentativi di distrarre, elaborazione di giochi ingegneristico-aerospaziali.

Modus operandi maschile: bé? che c’è? non capisco cosa vogliano. Secondo me frignano e basta. Non c’è una lavatrice da far partire? Sì, penso proprio che sia il caso di prepararne una. Io scendo. Flash, vieni!

Le bambine vanno cambiate.

Modus operandi femminile: allora, domani mattina è previsto freddo. Prendiamo questa tuta pesante e mettiamo già da parte, pronti, i giacconi super-imbottiti marca Pinguino non ti temo. Ah, e poi le calze a triplo strato, i body in felpa, un golfino da mettere sopra la tuta. Sì, forse cammineranno stile Robocop, ma pazienza. Meglio tenerle calde ma impacciate, piuttosto che infreddolite e con la gocciolina al naso. Preludio di un raffreddore per due.

Modus operandi maschile: (con una premessa, la mamma ha già preparato la roba per vestire le Gem la sera prima ma, incauta, anziché appoggiarla di fianco al fasciatoio sul lato destro, è stata così stolta da metterla a sinistra). Ecco, lo sapevo, sono già di corsa, devo fare tutto io, manco la roba pronta c’è! Ora mi sente! Squillo di telefono, al quale la mamma risponde prontamente a mezzo secondo dal trillo infernale “Ciao, dov’è la roba da vestire delle bambine? Lo sai che al mattino sono di corsa!” “E’ alla tua sinistra…” “Ah, sì, e perché non l’hai messa a destra, come al solito?”. E la mamma intanto pensa “ma porca miseria, devi solo ruotare la testa di 180°, non è così complicato. Guardati in giro per Giove!“. “Va bè, pazienza, ciao e grazie, adesso le vesto”.

Se per caso la mamma, incauta e stolta doppiamente, ha poi dimenticato la sera prima di mettere sul mucchio di abiti anche le calze, le calze antiscivolo e le ciabattine, riecco il trillo del telefono. “E le calze dove sono?????” “Perché, non sono in mezzo ai vestiti?” “No, non ci sono!!!!” “Bé, allora sono nel cassetto, prendile lì”. “QUALE CASSETTO?????” E a quel punto, la mamma non può esimersi dal rispondere “Prova nel secondo cassetto in cucina, sotto quello delle posate. Saranno lì di sicuro”. E, cosa strana ma vera, l’uomo non coglie l’ironia del caso e va davvero a guardare in cucina. Salvo poi richiamarti, per la terza volta di fila.

Le bambine non mangiano.

Modus operandi femminile: tesori, cosa c’è? Perché non mangiate? Pucci picci coccoccò….dai, mangiate la carnina. Dai, prendete un pò di verdura. Non vi va? Ma questa è la carne di Masha! Attenzione che arriva Orso e ve la mangia tutta! Non vi va? Guardate un pò che bell’aereo carico di carne e verdura che arriva dal cielo. Uooooommmmm, eccolo che arriva, forza, aprite i forni giganti e fate posto all’aereo che deve entrare. Ragazze, vi prego, mangiate….

Modus operandi maschile: dai, Ludovica, apri la bocca! Forza Veronica, mangia! Che c’è? Non vi va? Pazienza, state senza, mangerete un’altra volta. Echecavolo, non ho mica tutto ‘sto tempo per stare dietro a voi. Se non volete mangiare, affari vostri.

E qui, concludo la prima rassegna del “come vengono affrontati i problemi in famiglia, papà vs. mamme”. Alla prossima puntata! E che Dio assista le bambine quando sono (solo) nelle mani del padre….

Come instaurare una buona routine del sonno

Ne ho già parlato. E, per un periodo abbastanza lungo, sembrava che le cose si fossero normalizzate. Se non fosse che, ad ogni minimo cambio nella normale quotidianità, le Gem ricominciano a fare le bizze notturne. Con risvegli alternati, invocazioni e pianti. Non è inconsueto, per i bambini, avere un sonno disturbato, questo è oramai palese. Ciò è tanto più vero se fanno i riposini al pomeriggio. Non dico che non abbiano la necessità di dormire un pò dopo pranzo, anche perché spesso (mi dicono) crollano. Tuttavia, complice la ricarica delle batterie, il fatto che sono sovra-eccitate alla sera quando rientro a casa, il momento pre-nanna dopo cena è, in questo periodo, un delirio.

snoopySe anche a voi capita la stessa cosa, vi consiglio di tenere a mente che mentre i vostri piccoli erano ancora al caldo e al sicuro nella vostra panciona, erano abituati ad un ambiente completamente buio. E quindi, che fosse giorno oppure notte, per loro non faceva alcuna differenza. Col passare dei mesi e degli anni ho imparato che ci sono alcune tecniche che si possono mettere in atto per facilitare una buona notte di riposo, per tutti.

Fate un pò di rumore: vi sembrerà strano, ma questo consiglio che mi hanno dato (e che io per altro mi sono rifiutata di seguire, a mie spese), è uno dei migliori che vi possano dare. Nel pomeriggio, mentre i piccoli riposano, è opportuno continuare a fare le proprie cose senza camminare come in un negozio di cristalli o parlare bisbigliando come se si fosse in chiesa. Ascoltare un pò di musica, cucinare, parlare al telefono, quindi produrre del rumore normale, li abituerà a dormire anche in situazioni movimentate, ma soprattutto li scoraggerà dal dormire troppo. Facendoli arrivare più stanchi alla sera, al momento di dormire davvero. Con questo non voglio dire che dobbiate organizzare rave party in casa o incontri di pugilato. Ma un pò di sano rumore, aiuta.

Quando è bene svegliarli. I bambini, dopo pranzo (ma anche se fanno ancora il riposino al mattino), non dovrebbero dormire mai più di due ore. Se vedete che continuano a riposare beati, svegliateli! Perché altrimenti si passa dal riposino al dormire vero e proprio. Con conseguenze disastrose al momento di metterli a nanna la sera.

Con il senno del poi, è tutto facile. Ah se l’avessi saputo prima! Forse non mi sarebbe capitato più volte di addormentarmi ben prima delle Gem e di non rendermi più nemmeno conto di cosa stesse succedendo intorno a me, crollando addormentata, mentre le piccole pesti continuavano a fare festa.

Il mare. D’autunno

Ero già stata a La Francesca, almeno virtualmente. Avevo guardato e riguardato il sito, scrutato ogni angolo, ammirato ogni panorama. E sognato, prima o poi, di andarci di persona. Così, la prima volta che ricevetti l’invito per un weekend rimasi entusiasta. Ma la felicità durò poco, visto che altri impegni non mi permisero di andarci. Oggi, invece, posso dirmi finalmente soddisfatta. Il villaggio La Francesca è un complesso a picco sul mare. 55 soluzioni tra villette ed appartamenti, immersi in 15 ettari di parco naturale. Qui, l’unico rumore che si percepisce, è quello delle onde del mare che si infrangono sulle scogliere sottostanti. Né auto né altri suoni fastidiosi rovinano una vacanza a contatto con la natura. Vi assicuro, a La Francesca, il naufragar vi sarà dolce nelle sue acque.

E’ la soluzione ideale per le famiglie con i bambini: nessun pericolo, ampi spazi verdi, parco giochi attrezzato e ampio, un ristorante, il Rosadimare,  che brilla per un’offerta gastronomica eccellente, dai sapori semplici e tradizionali della cucina ligure, con un occhio di riguardo in più per i piccoli ospiti. La prima cena l’abbiamo prenotata proprio lì. Al nostro arrivo, un giovane cameriere molto premuroso, ci ha fatti accomodare al nostro tavolo e, subito dopo, è arrivato con album da disegno e tanti pastelli colorati per le Gem. “Così non si annoiano”, ha detto, con un sorriso. E ho subito apprezzato questo piccolo pensiero gentile, che mostra come il ristorante, ma il complesso nella sua totalità, siano abituati ad ospitare bambini e a considerarli degli ospiti a tutti gli effetti, non delle seccature. Se deciderete di farvi una vacanza qui, e ve lo consiglio caldamente, ricordatevi di prenotare la grigliata mista di pesce, l’antipasto caldo e le verdure di stagione saltate. Tutte cose semplici, non troppo elaborate, ma dal gusto ricco e delizioso, tipico dei piatti preparati con cura. E il pesce, vi assicuro, sa proprio di pesce! E, se preferite mangiare in casa, ma non avete voglia di cucinare, non c’è alcun problema: basta prenotare i vostri piatti preferiti tramite il servizio take away proposto dal ristorante. La prenotazione, però, va effettuata prima delle 17.

Sul tipo di sistemazione, inutile dirlo, vi suggerisco di prenotare una villetta: l’ingresso riservato, l’ampio ed accogliente soggiorno, con caminetto a vista, la camera da letto luminosa, ma soprattutto il terrazzo a strapiombo sul mare, renderanno il vostro soggiorno ancora più piacevole. Mentre scrivo queste righe, alzo la testa. E il panorama che mi tiene compagnia è questo.

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Ma c’è molto altro da scoprire nel villaggio: il baretto, che serve squisite colazioni, il campo da mini-golf, il campo da tennis, il mini-market, se desiderate estraniarvi completamente dal mondo fuori. E la spiaggia privata. Un’oasi di pace, esclusivamente riservata agli ospiti, cui si accede percorrendo un sentiero che si butta a capofitto verso i flutti dorati. Il mare non è caldissimo, in questo periodo, ma vuoi mettere la bellezza di passeggiare a piedi nudi sulla sabbia, invece di trascorrere una solita domenica in casa?

Inoltre, nei pressi del villaggio si possono scoprire paesini arroccati sulle montagne o piccoli centri come Bonassola e Levanto. La prima è un piccolo gioiello di dimensioni contenute, con una chiesa che svetta sul piccolo borgo di pescatori. Levanto, per contro, è una cittadina un pochino più grande, con tanti negozietti che propongono prodotti tipici del territorio, dal pesto alla focaccia, dalla farinata alla trippa alla Ligure. Un paradiso per gli amanti della buona cucina. E i prezzi, ve lo assicuro, sono abbastanza contenuti.

Per maggiori informazioni e per prenotare il vostro soggiorno a La Francesca, potete inviare la richiesta tramite un comodo modulo compilabile online cliccando qui.

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Gioielli dell’architettura ligure a Levanto

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Ammirare il mare e respirare l’aria pura sulla spiaggia di Levanto

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Panorama dall’alto della spiaggia di Bonassola