Lettera a Babbo Natale

Carissimo Babbo Natale, mi auguro che questa lettera ti trovi bene e in forma. Sei già alle prese con i regali? I tuoi elfi stanno lavorando a pieno regime? Occhio, che potresti incorrere in sanzioni per sfruttamento, ma questa è un’altra storia. Rieccomi qui, puntuale come un orologio. Svizzero o no, poco importa. Spero che questa mia puntualità ti aiuti a valutare per benino la mia letterina. Cosa vorrei per questo Natale? Ma, le richieste sono infinite. Sei pronto? Mettiti comodo, tazza di tè alla mano, inforca gli occhiali e leggi. Leggi accuratamente, non perderti nemmeno una riga.

collana-giratempo-2Quest’anno vorrei una giratempo. Sì, hai capito bene, uno di quegli aggeggi alla Harry Potter, che permette di tornare indietro nel passato. Di pochi minuti o molte ore. O magari di anni. Pensi che sia fattibile? Pensi che potresti concedermi il lusso di tornare al Natale passato? Quando le cose non andavano bene, ma erano sempre meglio di come sono oggi? Quando eravamo ancora tutti insieme, con i soliti screzi, le solite lagne, la solita famiglia con i soliti problemi. Ma c’eravamo ancora. Tutti.

Quest’anno vorrei un paio di occhiali nuovi che non vedano lo sfilacciarsi delle cose, che fungano da collante e anche un po’ da reset. Che possano rimettere a posto i cocci (magari anche dei quattro vasi che le Gem hanno ridotto a coriandoli una domenica di settembre). Che riescano a vedere solo il lato bello delle cose, della vita, del Natale.

Poi vorrei una bevanda calda, dolce, panacea di tutti i mali, che riesca a risanare vecchie ferite, a ridare la giusta prospettiva alle cose, a cancellare in un Amen il chiodo fisso della persecuzione, le liti, i dissapori. Si potrebbe chiedere un etto di pace? Non so dove la vendano, ma so che esiste. Anche se molto dipende dalla volontà, un piccolo aiutino soprannaturale non sarebbe male.

Vorrei non essere un personaggio seduto sul ciglio di un fiume, che vede scorrere l’acqua in direzione opposta a come dovrebbe andare, ma che non sa o non può fare niente. Vorrei riprendere in mano il filo, ricucire laddove necessario, sistemare le giuste toppe, rimettere a nuovo un abito magari un po’ logoro, ma importante. Come quei jeans che rifiuti di buttare, perché sono i tuoi preferiti e di metterli in un cassetto non ci pensi proprio. Chissà mai che le cose cambino, i chili in più si dissolvano e allora averli a portata di mano fa comodo. E re-indossarli ti rende felice, perché sono vecchi, visti e rivisti, ma quando li hai addosso ti senti a posto, al caldo, a tuo agio.

Caro Babbo Natale, insomma, spero di essermi spiegata. Quest’anno la mia lista dei regali si avvicina molto alla richiesta di un miracolo. Io so che ce la puoi fare, se solo ti impegni. Al massimo, il 25 dicembre, ti riscriverò per avvalermi della formula “soddisfatti o rimborsati”. E ti assicuro che la mia rimostranza non ti piacerà.

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La costa del Kenya, parte prima

Se avete progettato una vacanza al caldo, o se state cominciando a fantasticare su dove trascorrere le prossime ferie, vi consiglio di prendere in considerazione il Kenya. Oltre ai safari, una scelta ideale per le famiglie che viaggiano con i bambini è la costa, in località quali Malindi o Watamu. Mare cristallino, spiagge di sabbia bianchissima, graziose palme che svettano sull’arenile promettono frescura e ombra nel caldo africano. E poi, per rompere la quotidianità della vita da resort, potete prenotare escursioni in barca di mezza giornata o per un giorno intero, e partire alla scoperta della barriera corallina, della intensa e variopinta vita sott’acqua o semplicemente ammirare il meraviglioso mondo delle mangrovie, nel Mida Creek.

Perché scegliere Malindi.

dsc03267Le strutture di Malindi che si affacciano sull’Oceano Indiano sono ideali per una vacanza all’insegna del relax, dell’ottima gastronomia e del relax coi piedi nell’acqua. Malindi, poi, è una cittadina africana che merita di essere visitata. Dimenticate le città costiere che avete in mente: qui la terra rossa del Kenya imperversa ovunque, insinuandosi prepotentemente anche sulle carreggiate delle strade. Le vie brulicano di auto, moto, biciclette, carri trainati da animali e tante, tantissime bancarelle ricolme di qualsiasi cosa possiate desiderare. Da frutta e verdure freschissime, a pentole e oggetti per cucinare, da vestiti e kikoi, a tessuti e spezie. Il profumo che pervade la città è un misto di polvere, caldo, aromi vari. I sorrisi che si aprono sui volti dei keniani illuminano i pomeriggi assolati e rinfrescano l’atmosfera. Il centro storico, infine, è un dedalo di viuzze strette e impolverate dove la vita scorre lenta, il tempo non è che una mera invenzione e gli edifici hanno il sapore antico del colonialismo britannico, oramai sostituito dalla presenza italiana.

Perché scegliere Watamu.

dsc03325Watamu, per contro, è poco più che un villaggio, ma ricco di fascino. Più sincera di Malindi, e molto, molto più africana, la cittadina di Watamu si snoda lungo una strada percorsa a destra e a sinistra da bancarelle e negozietti coloratissimi. Agli angoli delle strade gruppi di ragazzotti keniani stanno sdraiati sulle loro moto rombanti osservando le auto che passano e raccontandosi chissà quali imprese. Nei pressi dei negozietti e delle bancarelle on the road si assembrano giovani, anziani, donne velate, donne che indossano abiti sgargianti, bambini sorridenti ed iperattivi, mucche e caprette. Nei vicoli sorgono inaspettati centri bellezza, parrucchieri, negozi di telefonia ed informatica. Qua e là, inoltre, si possono scorgere le “charging station”, ovvero dei pali della luce dotati di più prese nei quali si possono ricaricare i cellulari. Perché non tutti, nelle loro abitazioni, dispongono di elettricità. Ma il cellulare rimane uno status symbol imprescindibile.

Dove dormire

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Copyright R.Patti

Se sceglierete di vivere Malindi, vi consiglio caldamente di prenotare il vostro soggiorno presso il Sandies Tropical Village. Le camere sono ampie e confortevoli, il mare su cui si affaccia è una tavolozza di tutte le sfumature di azzurro, verde e blu, la proposta gastronomica è ottima e diversificata, il personale è gentile e premuroso. La chicca in più: la sua Spa, la Mvua African Rain SPA, sarà il buen retiro di mamme e papà che desidereranno rilassarsi per qualche ora (i bambini potranno essere accuditi da tate esperte, a vostra disposizione). La terapista che effettua i massaggi, ve lo posso assicurare, ha le mani d’oro ed è così brava e qualificata che vi sembrerà di essere approdati in paradiso.

 

 

Se, invece, preferite la meno chiassosa Watamu (si fa per dire, eh!), allora la scelta non può che essere la seguente.

garoda-beach-panoramica_ridimensionataIl Garoda Beach Resort è un vero e proprio gioiello e la sua spiaggia è la più bella della costa. Le casette sparse in mezzo alla natura, profumate di fiori e di Africa, assicurano privacy e relax, grazie alle camere meravigliosamente arredate. Le proposte gastronomiche sapranno soddisfare anche i palati più esigenti e il direttore della struttura, Guido, renderà il vostro soggiorno ancora più confortevole grazie alla sua innata simpatia, all’arguzia e ad un pizzico di magia che scaturisce ogni qual volta vi allieterà con il racconto di una delle sue esperienze in Kenya.

Per maggiori informazioni e per essere sempre aggiornati sulle offerte in corso, visitate il sito ufficiale del Kenya Tourism Board alla pagina www.magicalkenya.com/it

 

Tsavo Est: dove dormire, cosa non perdere e alcuni consigli utili

Sulle bellezze naturali e animali del Parco Nazionale dello Tsavo Est ho già raccontato nel mio ultimo post, consultabile a questa pagina. Ora voglio darvi dei suggerimenti utili su dove dormire e cosa non potete assolutamente perdervi se vi capiterà di visitare questo meraviglioso parco naturale.

Le soluzioni si dividono sostanzialmente in due categorie: i campi tendati esterni al Parco e quelli che invece si trovano all’interno della riserva naturale. Tenete conto che, nel momento in cui doveste scegliere di pernottare all’esterno del parco, la sveglia al mattino per il game drive sarà chiaramente anticipata rispetto a chi invece decide di dormire all’interno.

All’esterno del Parco

Doa Doa Camp: accoccolato sulle rive del fiume Galana, il Doa Doa Camp è un campo tendato perfetto per ammirare la natura selvaggia in tutto il suo splendore. 18 tende arredate in perfetto stile safari accolgono i turisti desiderosi di vivere un’emozione unica. Con la sua piscina e la jacuzzi vista fiume, poi, il campo regala momenti di relax dopo un’intensa mattinata dedicata al game drive. Ma la vera magia, ve lo assicuro, si vive di notte: al calar del sole, infatti, ci si raccoglie intorno ad un falò per ascoltare le storie della savana raccontate dai guerrieri Masai che lavorano presso il campo. Al rientro nella vostra tenda, inoltre, tutta la potenza della natura sarà ancora più evidente: gli sbuffi prolungati degli ippopotami che abitano il fiume Galana, il ruggito dei leoni, il fruscio degli impala e delle altre creature che, di notte, gettano via la maschera della timidezza ed entrano sfrontati nel campo. Quello stesso campo che, di giorno, rifuggono. Vi capiterà di provare timore, al calar del sole. Un timore che, lasciatemelo dire, è totalmente ingiustificato. Finché rimarrete all’interno della vostra tenda e seguirete scrupolosamente le indicazioni dello staff, non dovrete temere alcunché.

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Tende al Doa Doa Camp

All’interno del Parco

Satao Camp Tsavo East: parte della Collezione Out of Africa (La Mia Africa), il campo tendato Satao Camp è un gioiello incastonato nella savana sconfinata del Parco Tsavo Est. Le sue 20 tende, dal classico sapore d’altri tempi, la pozza d’acqua alla quale si abbeverano elefanti, gazzelle, gerenuk, facoceri e tanti altri animali, la cucina squisita e l’ineccepibile servizio lo rendono, a tutti gli effetti, uno degli indirizzi più esclusivi e prestigiosi del Parco. Svegliarsi al mattino, sedersi sulla propria veranda e, tazza di caffè a portata di mano, ammirare i branchi di elefanti che si abbeverano a poche centinaia di metri dalla tenda, è un’emozione che non ha prezzo. Anche qui, come per il Doa Doa Camp, valgono le medesime raccomandazioni: una volta tornati nella tenda, dopo la cena, non uscite. Nonostante il servizio di sicurezza vigili attentamente per tutta la notte, ci si trova pur sempre in mezzo alla natura selvaggia. Gli animali, di notte, circolano liberamente e, sebbene non entrino nelle tende (è impossibile), tuttavia vi si avvicinano parecchio.

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Avvistamenti dalle tende del Satao Camp

Cosa non dovete assolutamente perdere

Game drive a parte, che ovviamente sono il core-business di un viaggio in Kenya, prendete anche parte ad un sundowner nella savana! Immaginate di sorseggiare un cocktail nella savana infinita, silenzio intorno a voi, magari un falò acceso intorno al quale sedervi e il sole che, piano piano, si abbassa all’orizzonte, colorando la natura di giallo, rosso fuoco, rosa. Le stelle che ammantano il nero del cielo e la luna che brilla di una luce sfavillante, illuminando il panorama intorno. L’aperitivo al tramonto ha un che di magico, assolutamente da non perdere.

Infine, non mancate di includere una visita alle Lugard Falls, una serie di rapide che scorrono in mezzo alle rocce, suonando una melodia potente. Là dove il fiume Galana si inserisce prepotente tra le rocce, la savana si colora di marrone, rosso, ocra e i coccodrilli qui stabiliscono la loro dimora.

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Ammirando le Lugard Falls

Consigli utili

Fare un safari in Kenya è un’esperienza unica ed indimenticabile, ma va fatta rigorosamente con guide esperte che sanno cosa fare, in qualsiasi caso. Qui, il turismo fai da te è altamente sconsigliato. Non tanto per una questione di sicurezza (certo, avvicinarsi troppo ad un branco di elefanti può essere molto pericoloso), quanto piuttosto perché, grazie al know-how acquisito nel corso degli anni, le guide del Parco sanno dove è più probabile trovare gli animali. Ma non solo. Tramite i collegamenti via radio con i ranger, dispongono di informazioni aggiornate in tempo reale e possono, così, dirigersi sui luoghi di avvistamento sicuri. Girare con una jeep all’interno del Parco, senza sapere dove andare e come muoversi è senza alcun dubbio una perdita di tempo.

 

 

 

 

 

Tsavo East National Park

Rieccomi qui, in Kenya. Siamo arrivate ieri a Mombasa, volo Ethiopian Airlines con scalo ad Addis Abeba. Un volo della speranza. Non per la scomodità dei sedili, né per l’insicurezza della compagnia aerea. No. Ma per due fattori di disturbo che ci hanno permesso di dormire, a mala pena, circa 3 ore. Primo, un bambino sui tre anni che ha pianto incessantemente (e dico incessantemente) per tutto il volo da Milano Malpensa ad Addis Abeba. La bellezza di un pianto continuo durato all’incirca 6 ore e mezza. L’altro, un allegra coppia di avvinazzati seduti esattamente dietro di me che per tutto il viaggio (e anche qui, sottolineo tutto il viaggio) non hanno fatto altro che biascicare a tutto volume su grappe, vini, whisky e qualsiasi altra bevanda a gradazione alcolica venisse loro in mente. Risultato: pochissimo riposo e tanta, tantissima cultura su come rendere il bicchiere una bomba al di là di qualsiasi prova del palloncino.

img_9842Arrivare dall’aeroporto di Mombasa al Parco Nazionale di Tsavo Est non è un’impresa per tutti: circa 6 ore di viaggio su una strada che pare perfetta per una gita in fuoristrada, un pò meno per un transfer regolare. Ma le cose cambieranno presto visto che, a partire dal prossimo giugno, una nuova, fiammante linea ferroviaria collegherà Mombasa ad uno dei Gate di ingresso al parco. Vi assicuro, però, che qualsiasi stanchezza, qualsiasi rimostranza, qualsiasi pensiero negativo si possano avere, svaniscono nell’attimo in cui provi a guardare le cose dal punto di vista della natura. Quando noti che, davanti a te, non c’è altro che la savana sconfinata, un cielo terso di un azzurro abbagliante e poche, soffici, meringose nuvole bianchissime, credetemi, tutto il resto passa in secondo piano.

Il Kenya è, a tratti, una terra arida. A tratti, il suo sole è così caldo che pare spietato. A tratti, quando il collegamento alla rete telefonica non va come vorresti, ti accorgi che nella vita, quella che vuoi veramente vivere, c’è molto altro. Esiste un mondo che procede a ritmi lenti, scanditi dalle piogge o dalla loro assenza. Un mondo in cui vige ancora la legge naturale del più forte. Le gazzelle non si scandalizzano se una del branco finisce in pasto ai leoni. E’ così che va. E’ così che deve andare.

E allora, non resta che incrociare le gambe, mettersi comodi e godersi la natura. Quella più vera, potente, impietosa. Oggi, tra una buca e l’altra, abbiamo avuto il privilegio di ammirare maestosi elefanti, sonnacchiosi leoni, timide giraffe e tanti altri animali, dai gerenok ai dik dik, dagli impala ai kori bustard. Ognuno, nel piccolo o grande spazio che occupa nel circolo della vita, lo fa con una grazia e una maestria davvero unica.

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