Tuc Tuc, chi è?

Leggo per la prima volta Tuc Tuc e subito mi vengono in mente i taxi coloratissimi e snelli, capaci di infilarsi ovunque, con un pizzico di follia suicida, che ho incontrato in India. Poi ci penso meglio e mi dico: ma quelli non erano tuk tuk? Una K può fare la differenza! Anzitutto, il Tuc Tuc con la C è un brand di abbigliamento, accessori, prodotti per l’alimentazione, giocattoli… Già solo visitare il loro sito, ve lo assicuro, è una gioia. Molto ben strutturato, colorato quanto basta per far capire che è dedicato ai più piccini, semplice da usare.

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Tuc Tuc mi piace, per diversi motivi. Primo, gli abiti che propone sono fatti per i bambini. Ma, soprattutto, sono adatti a loro. Non scimmiottano le forme di quelli disegnati per gli adulti, non creano piccoli mostri. I colori, così come i modelli, i disegni e lo stile, sono indubbiamente speciali, per piccini. I piccoli sono il fulcro attorno al quale si muovono le creazioni. Gli abiti di felpa sono popolati di gattini sorridenti, sui vestitini di ciniglia fanno capolino pinguini coccolosi, i pantaloni sprigionano tinte fluo su cui spiccano fiori.

 

Secondo, il brand è evidentemente gestito da personale creativo, frizzante, divertente, che dà spazio alla creatività e alle emozioni. Con la consapevolezza sempre presente che, fruitore finale del prodotto, è il bambino, non la mamma.

Terzo, i pupazzetti morbidi e colorati vengono riproposti un po’ ovunque: sulle spazzoline, sulle muffole da passeggio, sui lettini da viaggio. I carillon, i giochi per la prima infanzia, i dou dou, poi, hanno le forme più disparate: stelle, giraffe, bimbi e bimbe stilizzati, gatti e orsetti. Coloratissimi. Che invogliano alle coccole.

Quarto…be’, perché non verificare di persona visitando il loro sito alla pagina www.tuctuc.com/it come mai Tuc Tuc è così speciale e in grado di conquistare anche le mamme più difficili?

L’azienda, nata nel 1994 in Spagna, è ora presente nei cinque continenti. Anche in Italia, in store selezionati, potrete trovare i prodotti Tuc Tuc, tuttavia la cosa più semplice (e comoda), è ordinare tramite il loro sito.

Meno quattro

E’ quasi quel giorno. Il giorno in cui ti rendi conto ancora di più che gli anni passano davvero, non così per dire. Non mi è mai importato molto d’invecchiare. Che poi, detto da una che a breve ne farà 38, la questione fa anche un po’ ridere. L’unico vero scossone l’ho provato al passaggio dai 20 ai 30. Quel 30 mi ha mollato un pugno nello stomaco, lasciandomi quasi senza parole. Non so se per tutti è così, ma pensare di entrare nella vera età adulta, è una storia un filo comica e un filo triste.

black-vintage-1979-women-s-t-shirts-women-s-v-neck-t-shirtComica perché adulti, alla fine, non lo si è mai del tutto. Prendete me, per esempio. Nonostante la soglia dei quasi “anta” adoro ancora Hallo Kitty. E se ritrasmettessero in TV le repliche di Creamy sono sicura che le registrerei tutte. Per contro, si può definire triste perché l’età adulta ti porta inevitabilmente a sbattere a muso duro contro problematiche, sofferenze, decisioni, strappi. E non c’è nessuno, e dico proprio nessuno, che possa vivere tutte queste cose per te. Non avrebbe nemmeno senso, a dirla tutta.

Poi, alla soglia degli “anta”, ci pensi un po’ più su e ti dici: “sai cosa c’è? C’è che ogni problema, sofferenza, decisione, strappo può, alla resa dei conti, essere un eccezionale punto di partenza per qualcos’altro. Qualcosa, chissà, magari anche di più grande”. Ogni esperienza non è un traguardo, ma un nuovo, stimolante punto di inizio. Prendete il caffè, per esempio. Per anni l’ho bevuto zuccherato. Mi pareva quasi impossibile provare a sorbirlo senza un’aggiunta dolce. Da quasi 4 lustri, invece, lo apprezzo e lo adoro solo amaro. Amarissimo, anzi. E c’è chi dice che il vero aroma del caffè si può realmente apprezzare solo così: puro e senza aggiunte. Anche se poi, in realtà, io del latte ce lo metto sempre. Amaro sì, ma da solo mai.

Insomma, 38 anni sono davvero pochi per fare dei bilanci importanti, benché io della mia vita possa dire, tutto sommato, di essere soddisfatta. La fortuna più grande che ho avuto, comunque, non è quel benedetto tesserino da giornalista, per il quale ho sudato, studiato, passato notti insonni, dato un esame, palpitato e che poi, alla fine, ho conseguito. Non è quella di aver viaggiato ovunque, visto molto, apprezzato di più. Tutte queste cose, certo, mi hanno dato soddisfazione. Mi hanno resa felice. Ma, e come sapete c’è sempre un MA, l’unica vera ed incontrovertibile fortuna è stata quella di avere le mie figlie. Che (di nuovo) non mi fanno dormire la notte (e con la febbre è anche peggio), che buttano tutto per aria, che sono chiassose e indisciplinate, che fanno le bizze, vengono sgridate e si offendono. Che mi costano un occhio della testa, anzi quasi due. Che, però, sono una parte di me. E certamente mi auguro la migliore. Se nel mio personalissimo bilancio dovessi mettere anche un desiderio per il futuro, a parte volerle felici, non vorrei nient’altro. Perché ho già avuto l’enorme fortuna di sapere che, alla fine, una parte di me l’ho trasmessa a qualcuno.

E comunque io non sono vecchia, sono vintage!

L’imperfetta meraviglia – Andrea De Carlo

Andrea De Carlo è da sempre uno dei miei scrittori italiani preferiti. Non solo per lo stile pulito, scorrevole e piacevole. Ma anche, e forse soprattutto, perché ogni suo libro mi sconvolge totalmente. Posso dire che mi manda proprio in crisi. Una di quelle crisi buone, però. Una crisi che mi spinge a pensare, a rimettermi in gioco, a riconsiderare le cose. Sotto luci e prospettive diverse. Per giorni, dopo che ho finito di leggere i suoi libri, continuo a pensare, ripassare, rivedere schemi mentali, prese di posizione. Convinzioni, anche. Insomma, il mio piccolo, tranquillo mondo antico subisce uno scossone mica da ridere.

imagesEd è proprio per questo che mi piace tanto. Perché, quando leggo l’ultima pagina di ogni suo romanzo, vengo assalita da una malinconia che va scemando piano piano solo dopo settimane. E per me, un ottimo scrittore dovrebbe saper fare prima di tutto questo: entrare nella vita delle persone, sconvolgerla (positivamente), e rimanerci con quel sentimento di attesa che ti accompagna finché non esce un libro nuovo.

L’imperfetta meraviglia è l’ultima delle fatiche di De Carlo. E’ la storia di un incontro fortuito tra due personaggi che paiono, inizialmente, agli antipodi. Un intrecciarsi di vite, storie, situazioni condotte magistralmente dalla penna capace dello scrittore che ti incatena al libro dalla prima all’ultima pagina. Lasciando il finale sostanzialmente aperto. O almeno, è così che lo interpreto io. Un finale che ognuno di noi può scrivere come più gli piace.

L’imperfetta meraviglia, 366 pagine che si leggono tutte d’un fiato, è edito da “Scrittori Giunti” e costa 18 €. Ben spesi, aggiungo

Quando è ora di cambiare i lettini

Le Gem dormono ancora nei lettini con le sbarre, anche se una delle due protezioni è stata abbassata a mezza altezza. Sono lunghe per la loro età. Tra poco non ci staranno più. E io, nel frattempo, medito su quale possa essere la soluzione migliore. Tenuto conto del fatto che non le ritrovo mai nella posizione in cui le ho lasciate (anche perché nel cuore della notte rivendicano uno spazio nel letto altrui), il loro sonno non è lineare e tranquillo. Si alzano, si ributtano al contrario, testa-piedi, dormono perpendicolarmente (e ancora mi chiedo come facciano).

Quindi, quesito dei quesiti, quali lettini sono più idonei per fare il passaggio dall’età bebè all’età bambino? Ricordo sempre che mia mamma mi diceva che io, il mio lettino con le sbarre, l’avevo usato fino ai 6 anni. 6 gloriosi anni da bebè. Ma ero indubbiamente più corta di loro. E anche meno esagitata, a dir la verità. Certo è che i bambini di questa generazione hanno un’ansia di fare, vedere, toccare, scoprire, distruggere che noi, ai nostri tempi, ci sognavamo. O forse eravamo semplicemente più disciplinati.

Sto esplorando siti di ogni genere per capire quale può essere la soluzione migliore per noi. E dico noi, perché so già che i nuovi lettini ospiteranno di sicuro anche un adulto, oltre alla Gem di turno.

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Lettino Montessori di Babookidsdesign. Costo: 490 €

Avete mai sentito parlare del metodo Montessori? Sapete che questo metodo ha preso in esame anche il riposo dei guerrieri? Bene, per farla molto breve, secondo l’autorevole parere della Montessori, i bambini possono essere spostati in questa soluzione già dai 18-24 mesi. Cosa ha di diverso dagli altri? Semplicemente che, in pratica, il bambino dorme per terra. Un letto, insomma, fruibile direttamente dalla Gem, che può così entrare e uscire a suo piacimento. Non che non lo facciano già, per altro. Ma questo, secondo quanto si dice, è più sicuro. Con un adeguato tappetto bello spesso, ovvio. Ché se durante la notte le Gem fanno le acrobazie come nella migliore delle storie già viste, almeno sbattono le testoline sul morbido. Tuttavia, così come per altri ambiti legati al metodo Montessori, questa è una soluzione che funziona benissimo per chi ha soldi da buttare. O per le mono-mamme. Vi immaginate il momento in cui le Gem raggiungeranno i 6-8 anni? Secondo voi potranno ancora dormire accampate, buttate per terra come dei cuscini?

Ciò detto, di soluzioni ce ne sono davvero moltissime. E altrettante sono quelle che non prenderò in considerazione (dal letto di Barbie al castello incantato, alla tenda degli indiani che nasconde il materasso al suo interno). Queste soluzioni sono sicuramente d’impatto, ma vogliamo guardare anche al futuro? Ripeterò loro quello che disse mia mamma a me quando venne il momento di rivoluzionare la mia cameretta. Mi ero innamorata della camera di Barbie. Barbie ovunque: sulla testiera del letto, sulla struttura portante, impressa sulla scrivania, marchiata a fuoco sullo specchio. “Quando crescerai, non ti piacerà più. Non possiamo cambiare cameretta in continuazione. Ne sceglieremo una che vada bene oggi come domani”. Sul principio ci rimasi male. Ma ora, col famoso e noioso senno di poi, mi rendo conto che aveva ragione. Che figura avrei fatto con i miei compagni di Liceo se, al momento di invitarli a casa per i compiti, avessero fatto il loro ingresso in una camera completamente rosa, col faccino sorridente della bambola un po’ ovunque?

Bene, d2irei che la soluzione migliore da prendere sarà quella di puntare sulla sobrietà, con un tocco di giocosità, magari. Spazio quindi a lettini in ferro battuto, nero o bianco, ai quali applicare le sponde staccabili, riempiti di tanti cuscini colorati e vivaci. Tipo questo…

Un buon compromesso, no?