Riapre Borgo Santo Pietro, esclusivo boutique hotel toscano

Segnatevi la data: 4 maggio. Il prezioso boutique hotel a cinque stelle Borgo Santo Pietro riapre per la stagione turistica con una tenuta ancora più grande, ecologicamente certificata. Dai 100 ettari dello scorso anno, ora gli ospiti potranno godere di uno spazio raddoppiato. I lavori di ampliamento comprendono una fattoria con 300 pecore e artigiani che producono formaggi tipici sul posto e vanno a rafforzare ulteriormente la filosofia del ristorante Meo Modo, 1 stella Michelin, “dalla fattoria al piatto”. Lo chef, infatti, propone opere d’arte culinaria a KM zero, collaborando direttamente con i contadini della fattoria. Oltre a ciò, Borgo Santo Pietro riapre i battenti con un nuovo, rinnovato Treehouse Bar e Trattoria che serve piatti della tradizione toscana usando gli stessi ingredienti proposti presso il ristorante stellato, oltre che basi imprescindibili della famosa e apprezzata scuola di cucina della tenuta.

giardin_de_fiori_003_1.jpg__530x380_q85_crop-True_upscale-TrueIl Borgo, che nel Medioevo era un luogo di cura per i pellegrini, continua oggi la sua missione di eremo di pace, garantendo agli ospiti un soggiorno rilassante e lontano dalla frenesia quotidiana, vero e proprio tempio di benessere, soprattutto interiore. Con 13 acri di giardino, percorsi tra la foresta e lungo il fiume Merse, i visitatori avranno l’opportunità unica di immergersi letteralmente nella natura. Per gli amanti del relax, inoltre, la spa del Borgo propone trattamenti olistici a base di erbe fresche appena colte, utilizzate internamente per produrre creme e oli. Uno dei massaggi più famosi del Relais è il “Premio della Natura” che consiste in scrub completo fatto con sale marino, rosmarino e basilico, massaggio completo con olio di Argan, prodotto internamente alla tenuta e, per finire, massaggio al viso e maschera a base di miele e lavanda. 120 minuti di relax, al costo di 270 €. A corollario dell’offerta esclusiva del Borgo, gli ospiti avranno anche l’opportunità di partecipare attivamente alla vita quotidiana del posto, visitando la fattoria e partecipando a tour a tema natura.

Sito nel cuore della Toscana, il Relais Borgo Santo Pietro mixa alla perfezioni i concetti di lussuoso boutique hotel a cinque stelle alla filosofia “dalla fattoria al piatto”; con 16 camere e suite arredate in stili diversi, il Relais è un’oasi di pace ed esclusività, immerso in un panorama che riporta indietro nel tempo, al XIII° secolo.

Unica nota dolente, il prezzo. La junior suite costa, a notte in occupazione doppia, a partire da 750 €. Un lusso non per tutti.

Siamo GEM (femmine)

Amiche donne (soprattutto donne), cosa c’è che non vi è chiaro? Se le mie Gem hanno i collant a fiori, o tempestati di diamanti, paillette e farfalle, cosa non capite nel fatto che sono due FEMMINE? Qual è il motivo recondito per cui io, secondo voi, dovrei vestire due maschi come ballerine di danza classica? Per carità, niente in contrario a chi veste i maschi di rosa e le femmine di blu. Cosa che, per altro, ho fatto e continuo a fare anche io. Tuttavia, lasciatevelo dire, ok andare controcorrente, va benissimo fare gli alternativi, d’accordo sulla cancellazione di una visione del mondo fallologocentrica, ma CAVOLO, se oltre ai collant in testa hanno anche delle mollettine per capelli, allora no, non me lo spiego.

pNon bastassero tutti gli ammennicoli vari che tento con ogni mia forza di imporre loro (non per seguire il genere, ma perché mi piacciono), c’è pure il passeggino con le capottine rosa. ROSA, ok! Non blu, azzurro, mimetico, stile spiderman. ROSA. Quindi, a questo punto, ritorna la domanda fatta prima, care amiche donne: che cosa diavolo non vi è chiaro? Passino i quesiti più strani, dal “ma sono nate lo stesso giorno?” a “ma sono tutte e due sue?”, “maschio e femmina, vero?”, “sono siamesi?”. Mi rendo conto che i neuroni con l’età perdono colpi. Se poi il neurone è figlio unico, l’unica salvezza per lui è il suicidio. Passino le considerazioni non richieste non volute non apprezzate, dai consigli di moda ai suggerimenti sul taglio di capelli. Passino pure gli sguardi impietositi, i sorrisetti di circostanza, le battute monogenitoriali, ma anche la noncuranza no. Questa proprio non la posso sopportare.

Care amiche donne, quando mi vedete passare, guardate oltre. Non chiedete, non fermatemi, non lambiccatevi il cervello con domande inutili. Per voi e per me. Ché si vede benissimo il cervelletto che fuma. Così come si vede altrettanto bene lo sbuffo di vapore stile drago che esce dalle mie narici. Che vi frega se sono maschi, femmine, maschio e femmina, siamesi, monozigote, gialle, rosse o blu? Vi cambia la vita? No. E nemmeno a me. Anzi, a me la migliora. I gemelli non dovrebbero più fare notizia. Esistono. Punto. Nascono come tutti gli altri. Punto. Non camminano a testa in giù, né si arrampicano sui muri (se riesco ad evitarlo). Non sputano fiamme e non predicono il futuro.

Quindi, care amiche donne, ve lo chiedo per favore: “non ragionate di loro, ma guardate e passate“. E che Dante abbia pietà di me.

Vola, tempo. Vola.

Un anno fa, oggi. E’ stata l’ultima volta che ti ho visto. L’ultima volta che ti ho parlato. L’ultima volta che, piano piano, quasi sfiorandoti, ti ho dato un bacio. Con quel pudore e quella timidezza che hanno sempre contraddistinto gli slanci d’affetto e il mio amore immenso per te. Sì, ti volevo bene. Ti consideravo un padre. Quel padre che ho perso presto. Quando è stato il momento di scegliere i padrini e le madrine ti ho detto “vorrei qualcuno per loro che sia come te. Hai fatto un ottimo lavoro”. Rarissima cosa: hai sorriso compiaciuto e forse anche un po’ timidamente, e mi hai risposto solo “grazie”. Lo penso spesso. Ce ne sono poche persone come te. Ecco, forse una persona che ti somiglia e che nel futuro sarà come te è Edoardo. Con lui hai fatto un lavoro eccellente.

oo1Io, mamma e le ragazze siamo arrivate a Terrapini prima. Andrea, come sempre (poverino) era rimasto a casa a finire di caricare la macchina. Noi partivamo sempre prima, così da trascorrere con te più tempo possibile. Quante volte mi hai detto “portamele su prima, ‘ste bambine. Altrimenti non mi riconosceranno mai. Passo poco tempo con loro!”. Quando siamo arrivate, tu eri in casa, a cucinare. Ti muovevi a fatica, ansimando per lo sforzo, appoggiandoti ad ogni superficie a portata di mano. Appena siamo entrate in casa sei subito venuto verso di noi. Con quel sorriso meraviglioso che facevi sempre quando vedevi Ludovica e Veronica. Un sorriso che sembrava cancellare in un attimo tutta la fatica, il dolore, la paura, la stanchezza. Un sorriso che bruciava via la malattia.

Edoardo ha cominciato a suonare la Marcia Turca di Mozart. Veronica era in braccio a Gianna. Ballavano. Ludovica in braccio ad Edoardo seguiva le mani che correvano veloci sui tasti. Tu, seduto sulla tua sedia nera da lavoro, osservavi un po’ l’una un po’ l’altra. Io riprendevo la scena. Conservo quel video che se fosse uno degli ori più preziosi che si possa possedere nella vita. Ogni tanto lo guardo. E’ l’ultimo ricordo nitido visivo che ho. Poi ci sono tutti gli altri. So già che pian piano sbiadiranno. Che la memoria giocherà tiri mancini e il cervello tenderà a mescolare le carte. Ma quel video, quelle immagini, resteranno un modo per vederti. Ora che non mi è più possibile farlo fisicamente.

Le Gem avevano il raffreddore, tu avresti voluto prenderle in braccio e noi te lo abbiamo impedito. Avevamo paura che potessero contagiarti e compromettere la tua salute già precaria. Non sai quanto mi pento di non avertele lasciate baciare e coccolare. A posteriori, è sempre tutto molto più semplice.

A pranzo, come spesso ti accadeva, ti sei assopito sulla sedia. Ricordo ancora quel sentimento di amore e tenerezza che mi pervadeva sempre quando ti osservavo così, con il busto mezzo chino in avanti, gli occhi chiusi, il respiro lieve.

Il giorno dopo sarei partita per il Kenya. Dal giorno dopo non ti avrei visto mai più. Il pensiero, ancora oggi, mi spacca il cuore. L’ultimo ricordo che ho di te è il saluto fatto dal balcone alle bambine, mentre le caricavamo in macchina. E tu, nonostante la fatica di fare anche le cose più banali, che mai e poi mai ti saresti lasciato sfuggire quell’ultimo saluto.

“Dite ciao a Beppe, ragazze!”. “Ciao Beppe”.

Ciao, Beppe, ti voglio bene. Te ne vorrò sempre.

Ciao ciao ciuccio

Prima è stata un tragedia per farglielo tenere: lo sputacchiavano, piangevano, non lo volevano proprio. Poi la storia è cambiata: il ciuccio è diventato il loro primo, unico, vero amore. La sfida è ora, quindi, quella di riuscire a toglierlo. Le possibilità che questo avvenga senza traumi sono praticamente pari a zero. Sopravvivere alla rimozione forzata del ciuccio certamente è possibile, ma non senza alcuni momenti di totale, profondo scoramento. Soprattutto se a urlare non c’è solo un’ugola d’oro, ma due….

5.1Mai da sola

L’impresa la sto compiendo perché c’è qui mia mamma. Senza l’aiuto di qualcuno, infatti, credo che potrei lasciare che le Gem vadano avanti coll’amico gommoso fino ai 18 anni….

Non è questione di non credere nella mia forza genitoriale. E’ che i precedenti esperimenti (quasi arrivati al completo successo), sono stati vanificati dalla forza persuasiva che le due piccole iene hanno esercitato sull’anello debole della catena: il padre. Le ragazze sono furbe come faine. Sanno esattamente chi cede per primo, pur di non sentirne le urla.

Cosa dice il pediatra (e i suggerimenti del medico in famiglia)

Il ciuccio deve essere tolto il prima possibile, mai dopo i due anni d’età…

Ok, sono/siamo abbondantemente fuori. Le Gem compiranno tre anni il prossimo maggio. Anche se il ciuccio non lo usano più durante il giorno, al momento della nanna lo pretendono. Incubi come malformazione del palato, dentatura da cavallo, deformazione della bocca mi si palesano a flash ogni qual volta le vedo con i ciucci in bocca. Secondo la pediatra, dopo una certa età continuare ad usare il ciuccio causa deformazioni che non possono più essere sistemate. Alle tremende sciagure prospettate da lei, si aggiungono gli anatemi del cugino medico. Che ogni volta che le vede con l’amico di gomma in bocca scuote la testa, proferisce mezzi verbi biascicati e annuncia orrore e vergogna.

Quali sono i reali pericoli dell’uso del ciuccio dopo i due anni

Terrorizzata da quanto prospettato sopra, ho fatto delle ricerche su siti di divulgazione scientifica. In sintesi, mentre non ci sono problemi fisici se si usa il ciuccio fino ai due anni, le tragedie si moltiplicherebbero esponenzialmente se, per esempio, a quattro anni e oltre le bimbe lo usassero ancora. L’uso del succhiotto causa, prove mediche alla mano, retrusione mandibolare, morso aperto o morso incrociato. Problematiche che interessano la masticazione, la parlata e l’aspetto. E per le quali l’unica soluzione è quella di affidarsi a cure dentistiche, che non è detto che sistemino nel migliore dei modi la bocca.

Quando levarlo del tutto (e amen)

La decisione di toglierlo alle Gem (miracolo tra i miracoli) è stata presa d’impulso proprio da Andrea che, stremato dagli strilli e dalle litigate continue provocate dalla contesa dello stesso ciuccio bramato da entrambe, prima di fuggire dalla gabbia di matti ha sentenziato “Basta! Togliamoglielo!”. Plurale maiestatis rivolto a mia mamma che, ahimè per lei, in questi giorni è ospite fissa da noi. E che non aspettava altro che avere il via libera per occuparsene.

Se ci fosse mia zia Gianna, la storia si sarebbe chiusa già da tempo. Lei, ai miei cugini, l’ha tolto in un giorno. A niente sono valse le urla turche. A nulla gli sguardi assassini dei vicini in vacanza (evidentemente disturbati dagli ululati notturni protrattisi per almeno due notti consecutive). Il ciuccio andava tolto. E basta.

Se provi a documentarti su internet, i consigli che vanno per la maggiore sono quelli che mettono in piedi un programma di combattimento di tre giorni. Un approccio graduale che, probabilmente, funziona. Io l’ho provato ben prima di cercare sul web. Andava tutto alla grande finché non sono tornata al lavoro e la mia impalcatura faticosamente costruita è stata spazzata via da chi è rimasto a casa con le Gem (marito, soprattutto, ma anche mia mamma…). Mia suocera, invece, mi ripete sempre che “sono ancora piccole. Io a sei anni lo usavo ancora”…

Perciò, questa volta, altro che approccio graduale. Adesso abbiamo messo in atto la “strategia della bufera”. Ovvero, il ciuccio viene tolto. Punto e basta. Alla richiesta continua, la risposta è “papà li ha buttati via”. Frase che, da ieri, è diventata il loro mantra.

Questa notte è andata abbastanza bene. Forse perché io, ad un certo punto, sono fuggita sul divano per non rischiare di perdermi la sveglia dispersa chissà dove in salotto. Per mia mamma è andata in modo altrettanto soddisfacente. Per mio marito, riassumendo, è stata una “notte di merda”. Credo che nel dare questo giudizio abbia tenuto conto oltre che dei singhiozzi ritmici della Gem di turno, anche del mio poderoso russare. Credo.

Qualsiasi metodo si scelga, la tempesta dovrebbe durare dalle tre alle cinque notti.

Meno una, vediamo come andranno le altre.