Le estati da nonna Pina

Ho questo ricordo che torna a ondate: la cucina di nonna Pina in penombra, la tapparella un poco abbassata, le tende che si alzano mosse dalla brezza. Nonna seduta sulla sedia che fa le parole crociate (Settimana Enigmistica, ovviamente), sul fuoco pentole che sbuffano e rendono l’aria ancora più calda di quello che è già. La televisione accesa, a volume un po’ troppo alto, che trasmette di tutto, dai talk show a Beautiful, dalla serie televisiva del momento al TG.

image_bookIo, seduta sul divano, aspetto che siano le quattro per guardare Bim Bum Bam, unico siparietto concessomi tra un programma per adulti e l’altro. Edoardo dorme nel lettino da campeggio blu, al piano di sopra. Alessandro non è ancora arrivato. Ogni tanto provo a interromperla perché mi annoio. Ho letto e riletto mille volte il libro “La sbarazzina della Quinta B” di mia zia Anna Maria, uno dei pochi adatti alla mia età, che ho pescato nella libreria strapiena della sala da pranzo. Gli altri o sono troppo strani o troppo voluminosi o troppo tecnici. Così, per ingannare il tempo in attesa dei cartoni, provo a chiacchierare con mia nonna che però mal digerisce le interruzioni. Soprattutto quando si sta dedicando alle parole crociare. Le sa fare tutte, mia nonna. E’ bravissima: tra rebus, parole crociate senza schema, parole crociate crittografate….

Per me è un po’ come una specie di agente segreto che parla in codice. Comincio ad avere fame, vorrei fare merenda prima che comincino i cartoni, perché Mila e Shiro, Mimi Ayuara o Holly e Benji meritano di essere seguiti con attenzione. Mica posso rischiare di perdere azioni al limite dell’umano. Che poi, a ben vedere, come facevo a ritenere possibile che una giocatrice di pallavolo saltasse ad un’altezza pari a circa 5 metri o che dei giocatori di calcio corressero per puntate intere senza mai arrivare alla porta avversaria (ma che è? un campo da calcio lungo 10 km?), è un mistero ancora tutto da esplorare.

Comunque, quelle estati da nonna Pina le ricordo ancora con molta tenerezza e nostalgia proprio per le merende. Nonna mi preparava i suoi grandi classici: pane burro e zucchero, focaccia farcita con prosciutto cotto, quasi mai dolci o merendine. Anzi, che io ricordi, proprio mai. Mentre nonna mi preparava la merenda e io pregustavo la visione dei miei beniamini, ecco che dall’alto arrivava lo strepito del mini tyrannosaurus rex. “Vai a prendere Edoardo, così fate merenda insieme!”. Strascicando i piedi, salivo la scala in marmo che si inerpicava al primo piano, zona delle camere da letto, il più lentamente possibile, giusto per vedere quanto gli strepiti avrebbero salito la scala dei decibel. “Annalisa, dove sei????? Vai a prendere Edoardo!!”. Il gioco sadico non s’ha da proseguire, che noia….

E via così, tutti i pomeriggi. Tra tende svolazzanti, profumo di intingoli, ragù, Settimane Enigmistiche, Beautiful, pane burro e zucchero, giochi in cortile e in sala da pranzo e in garage e nel piccolo giardino fronte casa. Il momento più triste arrivava, puntuale, alla sera, quando mamma veniva a prendermi per portarmi a casa e io dovevo salutare Edoardo e nonna Pina. Ma per poco: li avrei rivisti il giorno dopo.